sabato 31 gennaio 2015

Che Cantone e l'ANAC sanzionino direttamente le Amministrazioni inadempienti in fatto di pubblicità, trasparenza e corruzione !

A distanza di oltre un anno dalla pubblicazione della normativa sulla trasparenza dei siti web delle pubbliche amministrazioni, l'applicazione delle sanzioni nei casi di inadempienza agli obblighi normativi non esiste; 
ciò sta incrinando la già scarsa fiducia dei cittadini onesti e rischia di vanificare l'efficacia delle norme volte a garantire, attraverso la trasparenza, l'efficacia, l'efficienza, l'economicità dell'azione amministrativa e la partecipazione dei cittadini alla vita democratica del paese, mortificando il diritto essenziale di ogni cittadino all'informazione sui servizi pubblici e impedendogli il controllo democratico delle scelte amministrative.
La mancata applicazione di sanzioni agli enti inadempienti mortifica inoltre tutti quegli enti e dirigenti illuminati che invece si sono adoperati per adempiere, nei tempi previsti, agli obblighi normativi e che cercano di ispirarsi ai principi della trasparenza perchè ne comprendono i vantaggi. 
La trasparenza è ormai una questione di sopravvivenza ed è l'unico strumento che può permetterci di migliorare la qualità della vita, la nostra e quella delle generazioni future, arginando i numerosi fenomeni di corruzione e rendendo i cittadini più consapevoli e partecipi al governo della cosa pubblica. 
Riteniamo importantissimo che l'ANAC, organo terzo rispetto alle PA, possa sanzionare direttamente le Amministrazioni inadempienti dando un segnale forte di speranza e fiducia a tutti coloro che, nonostante tutto, credono ancora nel rispetto della legalità.
I responsabili inadempienti dovranno essere sanzionati personalmente senza incidere sui bilanci degli Enti, perchè non può continuare a pagare la collettività.
Noi sosteniamo con forza la richiesta del Presidente dell'ANAC, dott. Raffaele Cantone, perchè sulla trasparenza indietro non si torna!
E tuttavia, tutto degenera in INEFFICACE BUROCRAZIA.
Quali quali sono le sanzioni per il Comune che nega atti e documenti importanti richiesti ai sensi della l.241/90 e del D.Lgs.n.33/2013, e come attivarle? A me pare che c'è un eccesso di burocrazia nel procedimento sostitutivo e, soprattutto SANZIONATORIO.
A me pare che per accertare una violazione di per sé lampante, visto l’obbligo di pubblicare la documentazione nella sezione ‘Amministrazione trasparente’ del sito internet dell’Ente, è stato costruito un procedimento che, a essere eufemistici, può essere definito farraginoso.
Se si applicasse la stessa procedura ad una violazione del codice della strada, ad esempio all’attraversamento di un incrocio con semaforo rosso o al parcheggio in doppia fila, i Comuni d’Italia non incasserebbero più un centesimo di multa o, comunque, il costo dell’accertamento sarebbe superiore all’introito.
E’ un vero peccato che l’Anac stia deviando verso questo eccesso di burocrazia, che sembra favorire chi ha commesso l’omissione, piuttosto che garantire la trasparenza.
Intanto, ecco l'unico documento (del tutto TAUTOLOGICO !) che pubblica il Comune di San Giorgio del Sannio nella SEZIONE AMMINISTRAZIONE TRASPARENTE !
Questo e nulla più:
http://www.comune.sangiorgiodelsannio.bn.it/amministrazione-trasparente/

Possibile?

Il responsabile per la Trasparenza è l'Istr.amm. Dario DEL SORDO.
Titolare del potere sostitutivo è il SEGRETARIO GENERALE.

Ma, se non vogliamo vanificare le finalità della legge, non occorre evitare giurisdizioni domestiche e condizionamenti dovuti ad amicizie o conoscenze locali ?

Intanto, sulla opera pubblica: danneggiamento dei tigli di varie strade non c'è traccia di atti e documenti, neppure quelli relativi all'appalto conferito ai taglialegna!

L'amministrazione ha eluso persino l'osservanza di una formale istanza di accesso agli atti ai sensi della legge n.241/90 e di una contestuale istanza di accesso civico ai sensi dell'art.5 del D.Lgs.n.33/2013.

Che fare ?

Dove stanno le sanzioni e gli interventi concreti delle autorità competenti?

Sono queste le  metodologie e le "pratiche efficaci" per prevenire la corruzione e rafforzare l’integrità e la correttezza dell’azione pubblica a San Giorgio del Sannio (BN) ?

Abbiamo sporto segnalazione all'Anac ma se il giudice Cantone non potrà irrogare - direttamente e senza intermediari locali prescelti dall'amministrazione iudicanda - sanzioni sarà tutto inutile!

Ecco perchè :

Chiediamo di conferire al dott. Cantone, Presidente dell'Autorità Nazionale Anti Corruzione, i poteri perchè possa irrogare direttamente sanzioni amministrative alle pubbliche amministrazioni che non rispettano le norme sulla trasparenza !

Rosanna Carpentieri

Coordinatrice Comitato Cittadini per la Trasparenza e la Democrazia



venerdì 16 gennaio 2015

Il Comitato H2O fa acqua da tutte le parti e vuole essere gradito alle controparti: Comune e Alto Calore s.p.a. !!!

Intervento a dir poco vergognoso quello del comitato H20 di San Giorgio del Sannio su BMagazine del 14 gennaio, se non fosse per il tono semiserio dell'articolo che smorza un pò l'amarezza della realtà.
Per la verità i due signori del comitato Ruggiero e Frusciante (Emilio l'informatico...) hanno agito di testa propria, senza consultare nessuno degli aderenti al comitato, per "vendere" un trastullo informatico di comodo, utile all'inventore, all'alto calore e a chi -oltre ogni decenza- ed oltre ogni ruolo istituzionale  fiancheggia quest'ultimo, non certo a chi non intende più mettere in conto alcun altro disservizio da parte del gestore del servizio idrico e farsi scorte di acqua alla solita emergenza!
Ciò intacca gravemente la democrazia interna del comitato di cui si sentono "padroni" questi due signori che hanno invece una carica rappresentativa, revocabile ad nutum. 
Se non si dovessero immediatamente dimettere, come auspichiamo , temiamo che resteranno solo loro due , l'alto calore e le falle comunicative; gli altri utenti abbandoneranno il comitato per alto tradimento del suo spirito interno e dell'impostazione di interlocutore duro e combattivo a cospetto del gestore del servizio idrico e - diciamolo subito- dello stesso Comune di San Giorgio del Sannio !
Ben altro era stato concordato tra gli aderenti il comitato, non certo queste trovate informatiche "per addolcire gli animi già a ragione esacerbati" e che non risolvono il problema terzomondista delle continue interruzioni di pubblico servizio. 
Vorrà dire che un altro direttivo liberamente eletto si farà carico delle istanze della base che, al momento, sono orientate a far valere nei confronti di Alto Calore s.p.a. la forza contrattuale dell'utenza, lasciata sempre più spesso a secco senza preavviso per giorni e giorni, non pagando -in quanto a fronte di tanto inadempimento contrattuale, non dovute- le bollette dell'acqua.
I tempi della tolleranza e dei sacrifici sono finiti, là dove abbiamo compreso che essi stessi sono strumentalmente e abusivamente usati per fare cassa e rendere "normale" un disservizio che di "normale" ha poco o nulla !
Rosanna Carpentieri
Comitato Cittadini per la Trasparenza e la Democrazia

Qui l'articolo uscito su Benevento Magazine:
APP CALORE | Emergenze idriche tra vecchi mali e proposte innovative
 Lo stato dell’acquedotto sembrerebbe rappresentare appieno i problemi dell’“Alto Calore”, che deve fronteggiare perdite diffuse a valle, le solite dispersioni dovute alla gestione "politica" all’italiana, e blocchi a monte imputati alla Regione che, quando si tratta di entroterra, con leggerezza “chiude i rubinetti”... Intanto un comitato civico propone un'app per migliorare il rapporto tra la società dell'acqua e i cittadini
A San Giorgio del Sannio sono in molti a ricordare la puntuale mancanza di acqua ed elettricità durante le nevicate dei tempi andati, e la pratica di sciogliere la neve sui fornelli per lavarsi. Ciononostante l’inizio “a secco” del 2015 è risultato intollerabile ai più: tra il 2 e il 3 gennaio il paese è stato messo a dura prova da quasi venti ore di interruzione del servizio idrico, un dato che il sindaco Claudio Ricci che ha cercato di minimizzare, parlando di un disagio di «poche ore, a fronte di problemi enormi in altri comuni dell’Irpinia e del Sannio». Durante l'emergenza, il sindaco invitava per giunta «l’intera cittadinanza a utilizzare l’acqua con molta parsimonia». «Quale acqua??», rispondevano i sangiorgesi sulle pagine cittadine dei social network.
Mentre il gelo faceva strage di contatori privati (oltre un migliaio quelli danneggiati tra i 125 paesi serviti dall’“Alto Calore”, secondo i tecnici, con conseguenti perdite), sui forum virtuali gli animi si inasprivano e i commenti prendevano una piega più tecnica e politica. «Il problema è la gestione politica delle aziende pubbliche – scriveva un cittadino di San Giorgio – Come si può risollevare un'azienda piena di debiti se nel consiglio di amministrazione ci vanno a finire dipendenti comunali che magari non hanno nessuna esperienza di management?». Tematiche tutt’altro che nuove se, in un’apposita inchiesta del maggio 2013 (“Chi specula sull'acqua del Sannio”), L’Espresso rilevava che la società, con 87 milioni di euro di debiti, era accusata di essere «una roccaforte di assunzioni ‘politiche’».
«L'“Alto Calore” ha sempre dato più da mangiare che da bere», è la sintesi postata da Angelo Ciampi, primo cittadino di San Martino Sannita. Una formula già usata proprio dal presidente di Alto Calore Servizi Lello De Stefano. Da parte sua, la società lamenta la mancanza, da oltre dieci anni, di finanziamenti regionali. «In alcuni comuni – c’informano i tecnici – vengono effettuate 80-90 riparazioni all’anno e si registrano perdite fino al 70%, praticamente un colabrodo». «Spetterebbe ai comuni provvedere agli interventi straordinari – dichiara il direttore generale Eduardo Di Gennaro – e alla Regione investire per ammodernare la rete». Il tratto di condotte che va da Montefusco a Sant’Angelo a Cupolo e alimenta San Giorgio, ad esempio, è costituito da una vecchia condotta di ghisa (anziché di acciaio) risalente ai tempi di Mussolini, precisamente al 1936.
Contemperando il punto di vista della società e quello di chi ne critica la gestione, sembrerebbe che lo stato dell’acquedotto rappresenti appieno i problemi dell’“Alto Calore”, che deve fronteggiare perdite diffuse a valle, le solite dispersioni dovute alla gestione "politica" all’italiana, e blocchi a monte imputati alla Regione che, quando si tratta di entroterra, con leggerezza “chiude i rubinetti”. Una missione che richiederebbe, forse, una maggiore dose di sincerità verso i cittadini per proteggere un’esperienza di gestione pubblica dell’acqua che sarebbe pericoloso archiviare. Nata nel marzo del 2003 dalla trasformazione del “Consorzio Interprovinciale Alto Calore”, la società è costituita da 125 comuni delle province di Avellino e Benevento e dall’amministrazione provinciale di Avellino. Dissesti e disservizi possono costituire l’anticamera di temibilissime privatizzazioni? Una domanda non da poco.
Per il momento l’annunciata regolarizzazione del servizio ha riportato l’acqua nei centri serviti dall’“Alto Calore”. Regolarmente, sono ripartite anche le imprevedibili interruzioni notturne e c’è da chiedersi se finiranno mai considerando che, come informa ancora L’Espresso, circa un anno e mezzo fa l'azienda chiedeva addirittura alle prefetture di Benevento e Avellino di poter sospendere l'acqua tra le 22 e le sei del mattino in tutti i centri, forse a causa di problemi economici. In attesa di un auspicabile risanamento dei mali endemici dell’acquedotto, in termine di perdite e fatiscenza della rete, si può comunque fare molto, quanto meno per addolcire gli animi esacerbati, rendendo più diretto il rapporto tra la società pubblica e i cittadini. A fagiolo sembra cascare, ad esempio, la proposta del giovane “Comitato H2O” di San Giorgio del Sannio. «La società ha ammesso che c’è anche un problema di comunicazione – c’informa Emilio Frusciante, informatico membro del comitato presieduto da Ruggero Martino – Quando si verifica un guasto o un qualsiasi problema, l’“Alto Calore” si limita a mandare un fax ai comuni, e la notizia arriva ai cittadini in tempi generalmente non sufficienti a organizzarsi.» Il comitato si è reso dunque disponibile ad elaborare a titolo gratuito un’app per gli smartphone e una newsletter per avvisare in anticipo i cittadini sulle interruzioni del servizio idrico.
«Pensiamo a un sistema totalmente automatico – spiega Frusciante – che riceve la notifica della società e la dirama direttamente agli utenti attraverso una tecnologia chiamata “push notification”.» Altro punto all’attenzione del comitato è come distribuire l’informazione sul territorio a persone non pratiche dei nuovi media. «Si potrebbero individuare dei referenti condominiali, in possesso di smartphone, per lanciare il passaparola.» Classe 1978 e membro dell’associazione “Lilis” (Laboratorio per l’informatica libera sannita), Emilio è da tempo impegnato a favorire l’introduzione del “software libero” nella società, in particolare nella scuola e nella pubblica amministrazione. Per cui, ci anticipa l’informatico, la app realizzata sarà “open source”, ovvero resa gratuitamente disponibile a chi volesse studiarla o apportarvi delle modifiche. «Così altri comitati potranno partire dal nostro lavoro…» L’“Alto Calore” si è dichiarato disponibile a collaborare al progetto, trovando il modo di rendere le comunicazioni più tempestive e idonee a innescare il necessario flusso di dati elettronico. «Certo, con i fax è difficile… Ma una volta concertate le modalità di questo scambio digitale – spiega Frusciante – confidiamo di approntare la prima versione dell’app nel giro di due mesi.»
Insomma, se le condutture hanno bisogno di investimenti sostanziosi, per porre invece rimedio alle falle del sistema comunicativo ci vorrebbe poco. 

mercoledì 14 gennaio 2015

Capitozzatura dei tigli e scempio ambientale. Email di protesta a sindaco ed amministratori di San Giorgio del Sannio (BN)



«L'idea del potere politico come servizio ai cittadini è ancora troppo spesso mera utopia.» 
(Sergio Pezza - Magistrato presso il Tribunale di Benevento)

Email di protesta ai nostri amministratori per renderli consapevoli che noi cittadini siamo vigili e che loro non possono fare come se noi non esistessimo, adducendo spiegazioni fantasiose non documentate e che non reggono all'evidenza !
Chiediamo conto al Comune dello scempio ambientale e del danno arrecato ai tigli che fiancheggiavano due strade e di antico impianto (la loro circonferenza misura tra i 250 e i 300 centimetri)!

Egregio Sindaco, egregi amministratori,
Vi scriviamo in relazione alle "potature" che avete svolto sul Viale Spinelli e Via dei Sanniti, oltre che via Roma e per esprimere il nostro totale disappunto e la nostra indignazione nel vedere rovinate le alberate di tigli storici (esseri viventi e complessi ecosistemi) sui quali avete svolto l'inqualificabile intervento di capitozzatura .
Vi chiediamo perchè non abbiate svolto interventi meno drastici, di potatura professionale e non di mutilazione con squallide motoseghe. 
Vi chiediamoo se non siate al corrente dell'importanza che le chiome integre degli alberi svolgono nell'assorbimento delle polveri inquinanti. Polveri che a causa della mutilazione totale della chioma non saranno più assorbite dagli alberi ma potranno entrare nelle case dei cittadini proprio in zone interessate da intenso traffico veicolare.
Cosa pensate di ottenere disponendo sporadiche isole pedonali qualche domenica?
Noi cittadini oggi siamo ormai informati, e non tolleriamo più che interventi privi di qualsiasi cognizione tecnica e scientifica deturpino i nostri già pochi alberi,sperperando il danaro pubblico (oltre ottomila euro!) per procurare un danno a noi , al patrimonio arboreo e alle altre specie. Per i prossimi interventi siete diffidati ad utilizzare la tecnica del taglio di ritorno che a differenza di quello che avete fatto voi mantiene le gemme apicali e non rimuove completamente i rami.
D'altronde siete in palese contraddizione, chiaro indice di abuso di potere: con la scusa del transito di alti tir "impattanti" sugli alberi (poveri alberi!), avete abbassato anzichè innalzare la chioma dei tigli !
Vi diffidiamo inoltre - vista la contestuale clamorosa violazione del D. Lgs. n.33/2013, a rivelare pubblicamente a quale discarica sia stata inviata la legna risultante dalla capitozzatura, giacchè non ci risulta che esistano discariche presso le abitazioni nelle cui pertinenze essa è stata in effetti "scaricata"....
Per tutto quanto esposto e richiesto, vi rendiamo noto che agiremo senza indugio contro il Comune per il notevole danno biologico procurato ai tigli e vi sottoponiamo intanto, i seguenti link del Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio:


Con la più ampia riserva.

Gli aderenti ai comitati civici
tramite la fondatrice-coordinatrice Rosanna Carpentieri

POST SCRIPTUM INVIATO ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI BENEVENTO:
Una domanda sorge spontanea. La coordinatrice Rosanna Carpentieri è stata sottoposta a mesi e mesi di indagine per una querela del sindaco per una presunta “diffamazione”.
La stessa si è rivolta circa nove mesi fa alla Procura sporgendo denuncia ambientale per:
DANNEGGIAMENTO (su piante vive e sanissime), SCEMPIO AMBIENTALE E SPERPERO DI DANARO PUBBLICO…oltre ai profili che riguardano la sorte della legna amputata agli alberi che andavano accertati con apposite indagini!!!.
COSA VUOLE DI PIU’ LA MAGISTRATURA DI BENEVENTO PER AGIRE CONTRO IL SINDACO E L’AMMINISTRAZIONE DI SAN GIORGIO DEL SANNIO ?

L'Imu è incostituzionale, non paghiamolo e se lo abbiamo fatto chiediamo il rimborso al Comune

L'IMU viola gli articoli 3, 47 e 53 della Costituzione, in ragione del meccanismo applicativo con cui e' stata congegnata dal Decreto Legge n.201/2011. L'IMU è un'imposta patrimoniale permanente (sarebbe sufficiente questa circostanza per considerarla incostituzionale) che adotta una base imponibile, determinata da valori immobiliari che sono stati rivalutati all'improvviso, in forma lineare, senza alcun collegamento con i valori economici reali sottostanti (i prezzi degli immobili scendono, ma il debito di imposta resta sempre uguale !!!), senza flessibilità, senza alcuna correlazione con il reddito complessivo del contribuente.
Per questi fondamentali motivi, l'IMU viola i principi costituzionali di capacita' contributiva e di eguaglianza tra i cittadini.
Pensate alle assurde conseguenze del meccanismo di applicazione dell'IMU sulla prima casa !!!
A parità' di presupposto di imposta – ad esempio uno stesso tipo di immobile - ci sarà chi lo può conservare perché ha altri redditi sufficienti redditi per pagare l’IMU, mentre ci sarà chi e' costretto a venderlo, perché non ha altri redditi con cui pagare l'IMU. 
Dal punto di vista della legittimità costituzionale, si tratta di un effetto assolutamente assurdo. La Costituzione infatti favorisce l'accesso alla "proprieta' dell'abitazione" e "tutela il risparmio",
Tanto premesso, il contribuente deve presentare istanza di rimborso dell'IMU versata al comune nell'anno d'imposta 2012, allegando alla domanda i bollettini di pagamento. Decorsi 90 giorni dalla proposizione della istanza di rimborso, in caso di mancata risposta da parte del Comune, sarà possibile proporre ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale competente, evidenziando le ragioni di incostituzionalità dell’IMU e chiedendo la remissione degli atti alla Corte Costituzionale.
Laddove la Corte Costituzionale dovesse dichiarare l'incostituzionalità dell'IMU, in violazione degli articoli 3, 47 e 53 della Costituzione, a beneficiarne sarebbero tutti i contribuenti, che avrebbero di conseguenza diritto al rimborso dell'IMU versata nell'anno 2012, e non soltanto i contribuenti che avevano presentato l'istanza di rimborso, in data antecedente alla pronuncia del Giudice delle Leggi. 

In seguito, le norme della Costituzione violate dall'IMU. 

Art. 3 della Costituzione

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Art. 47 della Costituzione

La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito.
Favorisce l'accesso del risparmio popolare alla proprietà dell'abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.
 

Art. 53 della Costituzione
Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività. 

sabato 10 gennaio 2015

La diffamazione a mezzo stampa come reato è incostituzionale perché compromette la libertà di espressione.

"La diffamazione a mezzo stampa come reato è incostituzionale perché compromette la libertà di espressione. I problemi connessi alla materia andrebbero risolti da un Giudice d'intervento immediato (che non c'è) in chiave conciliativa soprattutto per quanto riguarda il web.http://www.antiarte.it/eugius/libera_espressione.htm"
Gennaro Francione

Sollevata eccezione d'incostituzionalità della repressione penale della diffamazione  a mezzo stampa dal giudice Gennaro Francione, il quale invoca i principi di libertà di espressione e soprattutto  di eguaglianza stabiliti dalla nostra costituzione proponendo per i cittadini comuni  la stessa scriminante  in materia prevista per i parlamentari quanto meno quando esprimano la loro opinione in chiave di critica politica.

TRIBUNALE DI ROMA

IL GIUDICE
IN COMPOSIZIONE MONOCRATICA

      letti gli atti  a carico dell'on. Mevio,  querelato dal senatore Sempronio  per diffamazione a mezzo stampa, per  un articolo pubblicato sul giornale "La Gazzetta di Ostierdam";
      rilevato che il senatore Sempronio nella sua querela escludeva che nel caso di specie ricorresse a favore dell'on. Mevio la scriminante ex art. 68 co. 1 della Costituzione, in quanto le dichiarazioni sarebbero state rese  al di fuori dell'esercizio delle funzioni di parlamentare;

OSSERVA

      Il problema della libertà di pensiero e di espressione, affrontato nei tempi e nelle condizioni più diverse, come dai redattori della Dichiarazione di Indipendenza americana e della Costituzione italiana, ha sempre dato la stessa risposta: si tratta di un diritto essenziale e inalienabile. "L'informazione è un diritto fondamentale dell'uomo ed è  la pietra di paragone di tutte le libertà" dichiara la Risoluzione n. 59 del 14 dicembre 1946 dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
      L'art. 2 della nostra Costituzione sancisce che: "La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità".  Tra questi diritti vi è la libertà di pensiero, d'informazione e di espressione, richiamate come uno dei pilastri della democrazia dagli artt. 9 e 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo e dagli artt. 18 e 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, recepiti dal nostro sistema normativo grazie anche alla norma di inglobamento dell'art. 10 che recita: "L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute". Soprattutto la libertà di espressione del pensiero è garantita dall'art. 21 della nostra Costituzione là dove afferma che: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure".
      La libertà di espressione e l'eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge in riferimento a questa libertà, a parere del giudicante, è compromessa dall'immunità parlamentare, richiamata peraltro nelle carte di questo processo vista la qualifica delle parti, istituto il cui fine è di permettere ai parlamentari di agire e dire in piena libertà e indipendenza nella loro funzione politica al riparo da pressioni esterne. Specificamente l'articolo 68 della Costituzione, modificato dalla legge costituzionale 29 ottobre 1993 n. 3, disciplina nella prima parte l'insindacabilità dei membri del Parlamento per le opinioni espresse e i voti dati nell'esercizio delle loro funzioni (primo comma).
      Orbene di fatto questa norma discrimina cittadini che esprimono le loro idee, soggetti a incriminazione in caso di diffamazione,  e cittadini parlamentari i quali, invece, possono impunemente  "diffamare" in nome della funzione politica  svolta. Ciò malgrado i parlamentari  siano rappresentanti del popolo e, quindi, virtuali paradigma di comportamento etico ineccepibile, essendo invece portatori di prerogative diversificanti, in nome delle quali possono usare espressioni che per i cittadini comuni portano alla diffamazione e alla pena e per i parlamentari no.
      Se quella prerogativa parlamentare dev'esserci, come c'è, il principio di eguaglianza impone che ogni cittadino possa esprimere il proprio pensiero ed eventualmente "stigmatizzare in maniera virulenta" chi agisca in chiave politica, senza incorrere nelle maglie della legge penale.
      In tale prospettiva appare il problema di fondo  della concezione della Politica.   Da tempo nel linguaggio è invalso l'uso di dare il titolo di "politico" solo in relazione a coloro che si dedicano all'attività di partito e di governo. Siamo molto lontani da quanto intendeva Aristotele quando definiva la Politica  la scienza e l'arte di organizzare la Polis o la Città, ovvero in modo che i suoi abitanti possano vivere felici, cioè nella soddisfazione delle proprie esigenze, e da quanto intendeva Montesquieu quando introdusse la distinzione tra "Potere Legislativo, Potere Esecutivo e Potere Giudiziario", motivando che "può dirsi libera quella costituzione in cui nessun governante possa abusare del potere a lui confidato. L'unica garanzia contro tale abuso è che il potere arresti il potere, cioè la divisione dei poteri, e che tali poteri fondamentali possano essere affidati a mani diverse in modo che ciascuno di essi possa impedire all'altro di esorbitare dai suoi limiti convertendosi in abuso dispotico". 
      Tra i poteri in grado di controllare i detentori della res publica e denunziare qualunque stortura, devianza, strumentalizzazione, per far sì che essa in trasparenza sia retta da persone integerrime, c'è in primis il Terzo Potere, la Magistratura, cui spetta non solo un compito di conservazione dello status quo ma di critica dinamica al sistema per renderlo eguale e realmente democratico, con metodi rigorosamente legittimi tra cui rientra anche la  stilanda ordinanza d'incostituzionalità.
      Alla magistratura si affiancano il Quarto Potere, la Stampa, il Quinto Potere, la Televisione, e, ultimo arrivato, il Sesto Potere, l'Internet, dove a chiunque è concesso di accedere per manifestare con grande libertà il proprio pensiero e la propria critica.
      Orbene tutti questi poteri alternativi hanno il diritto ma soprattutto il dovere morale e sociale di stigmatizzare il Potere Politico che contravvenga ai suoi doveri di tutela della cosa pubblica, essendo ciò contenuto nell'art. 3 della Cost. che al 2° co. recita: "E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".
      Nella fattispecie sottoposta al verdetto di questo giudice, poiché di fatto l'art. 68 della Costituzione crea disuguaglianza tra i cittadini quanto alla libera espressione del pensiero,  la sua permanenza, alla luce degli articoli 2, 21 Cost., non può non risolversi in un'incostituzionalità della normativa penale sulla diffamazione a mezzo stampa che crea una disparità di trattamento tra privati e soggetti pubblici con prerogative parlamentari, trattati questi ultimi diversamente quanto alla loro capacità di esprimersi, criticare, attaccare  l'altrui reputazione senza incorrere nella legge penale. Ciò in contrasto irrefragabile con l'art. 3, 1° comma della Costituzione che recita: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali".
      In definitiva le libertà globalizzate di pensiero, di parola, d'informazione e di espressione appaiono più che mai principi fondamentali su cui, nella costituzionalizzazione di fatto delle norme,  si deve provare a ricostruire un nuovo mondo di realmente liberi ed eguali di fronte alla legge, eliminando le prerogative  oggi esistenti o meglio estendendole ai cittadini comuni. Necessità imperante  oggi più che mai nell'era di Internet che ha ampliato le frontiere di espressione e pubblicazione delle proprie idee a tutti i cittadini che non possono essere discriminati rispetto ai politici che sono i loro stessi rappresentanti.  Ciò affinché la comunicazione politica su cui l'esercizio della democrazia si basa, sia plurale ed efficace, in grado di coinvolgere la cittadinanza e di renderla partecipe al sistema di governo in maniera davvero cooperante,   solidale, egualitaria, com'è proprio del concetto antico di politica, cioè di dimensione in cui ogni uomo partecipa alla vita dell'urbe in pari condizioni con tutti gli altri.
      In via generale, quindi, al cittadino, che è politico in ogni sua azione, dovrebbe essere concesso di esprimere le proprie opinioni sulla res publica senza incorrere nella legge penale.
      Nello specifico al cittadino dovrebbe essere consentito di attaccare verbalmente o con scritti il politico così come fa il politico col cittadino o con un altro politico, quando entrambe le categorie agiscano in virtù di un'azione politica strictu sensu, ovvero di denunzia sociale di un comportamento commissivo o omissivo  ritenuto criminale, illecito, immorale, etc., tale da ingenerare effetti negativi per lo Stato. Ciò sia che quel comportamento afferisca alla sfera pubblica sia che attenga a quella privata, quando si tratti di fatti di rilevante interesse pubblico, concernenti la collettività e il diritto supremo di questa ad essere informata.
      Tale discorso è in linea anche con l'intervento delle Sezioni Unite della Cassazione (16 ottobre 2001/37140) con cui si è dato amplissimo spazio al diritto di cronaca qualora sussista un interesse pubblico alla conoscenza della notizia poiché, in tal caso, "la situazione giuridica del giornalista si sposta sempre più verso la sua polarità passiva: a fronte di fatti massimamente rilevanti la cronaca diviene sempre meno potere del giornalista e sempre più suo dovere, sempre meno un semplice interesse del cittadino e sempre più un suo diritto di natura pubblicistica" (Trib. Monza, 10 aprile 1995, Bossi, in Cass. Pen., 1995).
      In conclusione la normativa sulla diffamazione a mezzo stampa che dovrebbe applicare questo giudice e che porta addirittura a  una repressione penalistica (e non al più meramente civilistica) della fattispecie, appare in contrasto con i principi fondamentali della libertà di pensiero,  di informazione e di espressione garantiti dalla Costituzione agli artt. 2, 3, 21, soprattutto in rapporto all'art. 68 della Costituzione là dove si crea una discriminazione ingiustificata (visto che ogni soggetto del popolo è politico) tra parlamentare e cittadino comune, categorie dichiarate più che mai eguali davanti alla costituzione del nostro stato democratico. Alias, in ipotesi parallele di "diffamazione con pretesto politico" il primo potrebbe avvalersi dello scudo parlamentare; il secondo è soggetto alla multa o addirittura al carcere.
      Una disparità che porta la coscienza del giudicante a sollevare questione d'incostituzionalità, apparendo la repressione penale della diffamazione a mezzo stampa contraria allo spirito di democrazia reale espresso nei diritti fondamentali della nostra Costituzione,  rimettendo la decisione in merito alla saggezza illuminata di codesto Eccellentissimo Consesso.

P.Q.M.

      vista la L. Cost. 9 febbraio 1948 n. 1(G. U. 20-2-1948 n. 43) e la  legge 11 marzo 1953 n. 87  dichiara non manifestamente infondata la questione di incostituzionalità degli artt. 595 1°, 2°, 3 ° co. c.p.  e 13 legge 8.2.1948 n. 47 con riferimento agli artt. 2, 3, 21 in relazione all'art. 68 primo comma della Costituzione  e dispone l'immediata trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale, sospendendo il giudizio in corso.
      Ordina che a  cura della cancelleria l'ordinanza di trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale sia notificata al Presidente del Consiglio dei Ministri, ai Presidenti delle due Camere del Parlamento.
      Ordina trasmissione della presente ordinanza per conoscenza al Presidente del Tribunale di Roma.
      Così deciso in Roma il 21 febbraio 2003

                           IL GIUDICE
                        dott. Gennaro Francione

http://www.gazzettadelsud.it/index.asp?Pagina=edizioni.asp&Edizione=
edz-in.asp&ART=010
http://www.ilcannocchiale.it/blogs/style/winter/dettaglio.asp?p=13&id_
blog=338
http://it.groups.yahoo.com/group/PoesiAzionArte/message/190
http://lalegge.ipsoa.it/NEWS/trib.%20roma%2021.2.2003%28diffamazione
%29%28seminara%29.htm

Diffamazione. Le critiche al sindaco e l’onore del Comune

Diffamazione. Le critiche al sindaco e l’onore del 

Comune 

I limiti a cui dovrebbero attenersi gli amministratori 

comunali in quanto rappresentati dell’intera comunità 

Chi critica l’operato di un sindaco con toni forti, superando la “continenza espressiva”, lede l’immagine di un Comune? 
Io credo di no, per una serie di ragioni che esporrò prendendo spunto dalla vicenda di Monte Argentario, che aiuta a riflettere sul quesito.
A detta della giunta comunale tali commenti rappresenterebbero una lesione dell’immagine del Comune. La vicenda è dunque emblematica ed è analoga alla lite che oppone il Comune di Marsala al giornalista Giacomo Di Girolamo.
Anche il Comune di Marsala accusa il giornalista di aver leso l’immagine dell’ente locale con alcuni suoi articoli critici sull’amministrazione comunale. Voglio solo ricordarlo senza aggiungere nulla, poiché assisto in giudizio il giornalista citato per danni.
Ma torniamo al quesito. Un Comune rappresenta l’insieme delle persone che compongono la comunità. Non rappresenta soltanto chi è stato eletto per amministrarlo, come il sindaco o la giunta.
Se un cittadino (o un giornalista) critica l’operato della giunta: l’immagine lesa è, eventualmente, quella del sindaco. 
Può dirsi lesa anche l’immagine del Comune? No, e per evidenti ragioni giuridiche (vi è un vero e proprio difetto di legittimazione attivo da parte del Comune nel proporre una azione civile) e di buon senso: come potrebbe sentirsi leso, poniamo il caso, un consigliere all’opposizione che a sua volta critica il sindaco? 
O un cittadino che non condivide la politica del sindaco criticato?
A mio avviso e secondo la più accreditata dottrina, un Comune può dirsi leso e può stare in giudizio nei casi in cui viene lesa l’immagine dell’intera comunità e non l’immagine degli amministratori. 
Chi amministra una comunità di certo la rappresenta, ma le critiche mosse al suo operato non si tramutano in critiche alla comunità tutta, anche in via di diritto.
Se è vero che un Comune “sta in giudizio” (cioè è rappresentato processualmente) dal sindaco, non può essere vero il contrario: cioè che il Comune “sta in giudizio” per difendere “la reputazione” del sindaco e i diritti della persona fisica del sindaco. 
Su questo aspetto, che attiene proprio alcuni principi cardine del diritto, quali la rappresentanza organica delle persone giuridiche (e degli enti) e la legittimazione al giudizio, tanto la dottrina che la giurisprudenza sono abbastanza concordi.
Tali principi giuridici dovrebbero essere tenuti in somma considerazione da tutti quegli amministratori che ritengono di “impersonare” e non già “rappresentare” la propria comunità.
Per queste ragioni ritengo che anche la vicenda del Comune di Monte Argentario non possa avere un prosieguo né in sede civile né in sede penale. Ed anzi, in via generale, ritengo che, addirittura, si possa porre una questione, finanche, di danno erariale,laddove il Comune intenti cause che mirino in realtà alla difesa di un amministratore e non già alla difesa della comunità tutta.
Avvocato Valerio Vartolo
Ossigeno Informazione
Quid iuris sulla querela per diffamazione contro la giornalista Rosanna
Carpentieri, "inventata" dal sindaco di San Giorgio del Sannio(BN) a fronte di
una corposa denuncia ambientale per DANNEGGIAMENTO su piante vive e 
sane, SCEMPIO AMBIENTALE E SPERPERO DI DANARO PUBBLICO, etc.etc. ???
Qui, toccherete con mano l’automatismo giudiziario della querela per 
diffamazione e … la sensibilità ambientale e giuridica della magistratura 
beneventana:

La coordinatrice del comitato civico
Rosanna Carpentieri

giovedì 8 gennaio 2015

Mazzette per chiudere un occhio sugli abusi edilizi, a Roma arresti, a San Giorgio del Sannio impunità...

"Pensilina" edificata da Alberto Barletta a Cesine, amministratore p.t. dell'Immobiliare Sannita s.r.l.
Quanto ha "pagato" per evitare sanzioni penali e demolizione d'ufficio ?

(Da Osservatorio sulla Giustizia beneventana: "Mai Clemente fu più clemente !"
Si legga con la dovuta attenzione la seguente richiesta di archiviazione


(http://www.ilsole24ore.com) - Dalle prime ore di questa mattina il Comando unità speciali della Guardia di Finanza di Roma sta svolgendo una vasta operazione di contrasto dei reati di corruzione e concussione, denominata «Vitruvio», coordinata dalla Procura capitolina. Disposte finora oltre 40 perquisizioni tra abitazioni e uffici pubblici e misure cautelari a carico di 28 persone, di cui 22 arresti, tra funzionari pubblic i preposti al controllo delle pratiche edilizie , imprenditori e professionisti. L’accusa è di aver concordato la non rilevazione e registrazione degli abusi edilizi riscontrati nel corso delle ispezioni ai cantieri edili in cambio di mazzette.
Nel mirino i tecnici di due Municipi e una Asl
I 10 funzionari colpiti dall'ordinanza del Tribunale di Roma prestano servizio negli uffici tecnici di alcuni Municipi, in particolare l’ispettorato edilizio del XIV Municipio (Monte Mario), l’ufficio tecnico del XIII Municipio (Aurelio) e presso il Servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro (Spresal) dell’Asl Roma E. Coinvolti anche tredici imprenditori e cinque liberi professionisti.
Modifiche “suggerite” per avvantaggiare gli imprenditori
Le indagini della Gdf, avviate qualche mese fa dal Nucelo speciale Tutela mercati della Gdf e condotte con intercettazioni telefoniche, pedinamenti e rilevamenti contabili, hanno evidenziato un vasto sistema di malaffare, basato su sistematici accordi illeciti tra imprenditori e funzionari pubblici, i quali, in cambio di denaro o altre utilità, hanno omesso atti dell'ufficio o compiuto atti contrari ai propri doveri, suggerendo ad esempio le modifiche da apportare ai lavori per far ottenere al costruttore il massimo (e illecito) vantaggio economico.
Tangenti “preventive” per evitare verifiche ai cantieri edilizi
Molte le conversazioni intercettatte dagli inquirenti in cui si fa esplicito riferimento al pagamento di somme di denaro a favore dei funzionari preposti ai controlli dei cantieri, o si parla di una sorta di “tangente preventiva”, da pagare per ottenere una “copertura” dal rischio di controlli o verifiche ogni qualvolta viene avviato un cantiere edile. Oltre alla mancata contestazione degli abusi edilizi, i funzionari in servizio al XIV Municipio sono accusati anche di gravi irregolarità nella gestione delle pratiche relative al rilascio delle autorizzazioni per gli imbocchi alla rete fognaria (fondamentali per la vendita delle nuove unità immobiliari), favorendo gli imprenditori “amici”. L’accusa per i dipendenti del Servizio per la sicurezza negli ambienti di lavoro è invece di non aver contestato a professionisti e imprenditori le le irregolarità relative alle norme sulla sicurezza negli ambienti di lavoro riscontrate nei cantieri verificati dagli ispettori Asl.

Il Comitato Cittadino H2O ha richiesto un'udienza al prefetto sui gravi disservizi idrici provocati dall'Alto Calore a San Giorgio del Sannio

Il Comitato Cittadino H2O ha richiesto un'udienza al prefetto sui gravi disservizi idrici provocati dall'Alto Calore a San Giorgio del Sannio
Saranno illustrati gli arbitrari distacchi che, sistematicamente, il gestore del servizio effettua ogni sera dalle 21.00 in poi

Da Gazzetta di Benevento dell'08 gennaio 2015


Il Comitato Cittadino H2O, nella giornata di ieri, ha richiesto formalmente un'udienza al prefetto di Benevento, Paola Galeone,  per  informare di come si sia aggravata la situazione di disagio idrico rispetto a quanto evidenziato nell'esposto depositato presso la medesima Prefettura e presso la Procura della Repubblica di Benevento il 9 settembre scorso.
"Il problema - spiega il Comitato in una nota - coinvolge la popolazione del Comune di San Giorgio del Sannio e dei centri limitrofi.
L'obiettivo dell’incontro è quello di illustrare al prefetto gli arbitrari distacchi che, sistematicamente, il gestore del servizio idrico, "Alto Calore", effettua ogni sera dalle 21.00 (circa) in poi senza il minimo preavviso e la conseguente impossibilità dell'utilizzo dei servizi igienici e dell'acqua all'interno delle abitazioni.
Ciò causa notevoli disagi a tutta la popolazione, in particolare alle fasce più deboli, come i portatori di  handicap, gli anziani ed i bambini.
Il nostro intento è quello di sollecitare la massima carica governativa presente sul territorio ad un intervento che possa contribuire alla risoluzione di questo insostenibile stato di fatto".

San Giorgio del Sannio, Comitato Cittadini per la Trasparenza: protesta per la potatura selvaggia di Tigli


8 gennaio 2015
By  di Info Sannio

Protestiamo – si legge nella nota inviata alla stampa – contro la potatura selvaggia degli alberi di Tiglio….. scriviamo al Comune e p. c. alla Procura della Repubblica e al Corpo Forestale dello Stato.

                                      

E’ l’appello della coordinatrice del Comitato Cittadini per la Trasparenza e la Democrazia, diramato su facebook e sugli organi di informazione, affinchè i cittadini chiedano conto al Comune dello scempio ambientale e del danno arrecato ai tigli che fiancheggiavano due strade e di antico impianto (la loro circonferenza misura tra i 250 e i 300 centimetri!), inviando all’Ente una lettera tipo di tale tenore.

“Vi scrivo in relazione alle “potature” che avete svolto sul Viale Spinelli e Via dei Sanniti, oltre che via Roma e per esprimere il mio totale disappunto e la mia indignazione nel vedere rovinate le alberate di tigli storici (esseri viventi e complessi ecosistemi) sui quali avete svolto l’inqualificabile intervento di capitozzatura .
Vi chiedo perchè non abbiate svolto interventi meno drastici, di potatura professionale e non di mutilazione con squallide motoseghe.
Vi chiedo se non siate al corrente dell’importanza che le chiome integre degli alberi svolgono nell’assorbimento delle polveri inquinanti. Polveri che a causa della mutilazione totale della chioma non saranno più assorbite dagli alberi ma potranno entrare nelle case dei cittadini proprio in zone interessate da intenso traffico veicolare.Cosa pensate di ottenere disponendo sporadiche isole pedonali qualche domenica?
Noi cittadini oggi siamo informati, e non tolleriamo più che interventi privi di qualsiasi cognizione tecnica e scientifica deturpino i nostri già pochi alberi, sperperando il danaro pubblico (oltre ottomila euro!) per procurare un danno a noi , al patrimonio arboreo e alle altre specie. Per i prossimi interventi siete diffidati ad utilizzare la tecnica del taglio di ritorno che a differenza di quello che avete fatto voi mantiene le gemme apicali e non rimuove completamente i rami.
D’altronde siete in palese contraddizione, indice di abuso di potere: con la scusa del transito di alti tir impattanti sugli alberi (poveri alberi!), avete abbassato anzichè innalzare la chioma dei tigli !
Vi diffidiamo inoltre – vista la contestuale violazione del D. Lgs. n.33/2013) a rivelare pubblicamente a quale discarica sia stata inviata la legna risultante dalla capitozzatura, giacchè non ci risulta che esistano discariche presso le abitazioni nelle cui pertinenze essa è stata in effetti “scaricata”….
Per tutto quanto esposto e richiesto, vi rendo noto che agiremo senza indugio contro il Comune per il notevole danno biologico procurato ai tigli e vi sottoponiamo intanto, i seguenti link del Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio:
http://www.conalpa.it/no-alle-capitozzature-degli-alberi/il-paesaggio-e-gli-alberi/no-alle-capitozzature-degli-alberi
http://www.conalpa.it/articoli-e-saggi-su-paesaggio-e-natura/articoli-tematici/articoli-sugli-alberi-in-citta/torturare-gli-alberi-con-le-motoseghe-e-la-chiamano-potatura ;

Con la più ampia riserva.
nome cognome”


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