lunedì 8 giugno 2015

Aspettiamo punizioni esemplari per chi ha speculato sulla sicurezza e la pubblica incolumità

Sono passati sette lunghi anni e la giustizia non ha ancora concluso il suo corso presso il Tribunale di Benevento, nè sul piano civile risarcitorio nè su quello penale punitivo dei responsabili.
Il 23 maggio 2009 a Cesine, contrada del Comune di San Giorgio del Sannio della provincia di Benevento, devastata da una pedestre lottizzazione p.i.p. di una zona residenziale, si innescava nel cuore della notte un maxi incendio di un capannone della grossa distribuzione alimentare e non, privo dei requisiti minimi anti incendio, gestito con criteri speculativi e clientelari verso la pubblica amministrazione e gli organi di controllo, costruito abusivamente a ridosso delle abitazioni preesistenti dal secolo scorso, inglobate abusivamente in un'attività tutta orientata al profitto facile, elusiva delle leggi e delle più elementari prescrizioni di sicurezza a tutela della pubblica e privata incolumità.
Ciò che si è scoperto ed è emerso lascia semplicemente allibiti per la indescrivibile e sistematica prostituzione in nome del danaro della funzione pubblica ad interessi privatistici !
Auspichiamo che l'informazione nazionale finalmente si occupi di questa incredibile vicenda che si è rivelata la vincita di un terno al lotto per l'impresa senza scrupoli, grazie anche ad una più che verosimile frode assicurativa e che sembra degna di un quarto mondo sotto la sopraffazione e lo sfruttamento delle multinazionali e/o dell'inciviltà più irretita moralmente e giuridicamente, piuttosto che una vicenda accaduta in un paese come l'Italia in cui qualche barlume di civiltà e di legalità dovrebbe pure esistere.
Riportiamo il resoconto succinto di una udienza penale nell'ambito del processo in cui sono stati rinviati a giudizio l'ex sindaco di San Giorgio del Sannio, l'imprenditore, vari ufficiali dei Vigili del Fuoco, ma non anche i responsabili dell'U.T.C., la Compagnia di Assicurazione, etc.
Esponenti della famiglia dirimpettaia coinvolta dall'incendio stanno vanamente aspettando un congruo risarcimento dei danni materiali, morali, esistenziali e alla SALUTE ma è penosa la disinvoltura con cui si allungano i tempi processuali...
Alla udienza del 1 giugno del Processo Barletta-ex sindaco Nardone Giorgio (qui il decreto di rinvio a giudizio) si è proceduto all’esame del teste della Pubblica Accusa, Lupo Vincenzo il quale, dipendente della New Distribution, ha, di fatto, NEGATO (!!!) quanto a suo tempo - sentito dalla p.g. il 26.9.2009- aveva dichiarato in termini di fatiscenza dell’impianto elettrico, di assenza di finestre nel locale di deposito, di sbarramento della porta, di mancanza di uscite di sicurezza e di assenza di impianti anti incendio (!!!).
Dichiarazioni contraddittorie ma false di cui il teste si assumerà ogni responsabilità penale e smentite addirittura da ampia , dettagliata e inoppugnabile documentazione fotografica e da quanto visto nei propri sopralluoghi dalla Digos.
 
 
 

Il p.m. d.ssa Felaco, intervenuta in sostituzione della d.ssa Giammarino, ha quindi contestato al predetto teste le dichiarazioni precedentemente rese in termini tutt’affatto diversi.
Si è proceduto, poi, all’esame dell’imputato De Matteo Antonio il quale ha dichiarato, tra l’altro, che per il capannone incendiato vi era già stato il rilascio del certificato prevenzione incendi previo sopralluogo dei vigili del fuoco.
Vi è stato quindi l’esame dell’ing. Alessandro Crisci, comandante provinciale dei VV.FF. dal 2002 al 2009, il quale ha riferito che con l’ing. Bozzi verificò che il certificato prevenzione incendi mancava, ma mancava per il solo "capannone attiguo" a quello incendiato ( quale capannone attiguo ? quello di Sacchetta Fiore?
Oppure quello mitico e nascosto, connotato da vistoso cancello usurpativo della corte e da pensilina-capannone regolarmente denunciata quale eclatante abuso edilizio (!!!) -in catasto p.lla 226 del F.18- privo quest'ultimo finanche della viabilità urbanistica, in base alle mappe comunali e alle certificazioni del dirigente Mario Fusco dell'Ufficio Tecnico Comunale ma per accedere ed uscire dal quale, circolavano abusivamente e PERICOLOSAMENTE, per volontà dei Barletta e per connivenza del Comune, ogni 5 min., TIR tra le due abitazioni della famiglia CARPENTIERI ILARIO ????).
 
 
 

 
 
 

 
 
 

 
 
 

 
 
 


A sua volta l’imputato Alvino Carmine, ingegnere, ha dichiarato "di essersi limitato ad attestare, con riguardo al capannone attiguo a quello incendiato, che gli impianti (che genere di impianti? n.d.r.) non erano stati modificati e che c’erano solo delle pensiline." Pensiline? Diciamo piuttosto: i capannoni laterali, chiusi, senza finestre e senza vie di fughe a parte un'unica porta d'ingresso in ferro e privi finanche di un fantomatico estintore
sia pure in mezzo a cotanto materiale altamente infiammabile ,a distanze millimetriche dalle abitazioni vicine, come l'incendio del 23 maggio 2009 dimostrò ad abundantiam !
 
 
 

 
 
 


Terminati gli esami degli imputati presenti si è passati all’audizione dei testi richiesti dalle difese degli imputati.
Sono stati sentiti pertanto, i signori Masala, l’ing. Vassalli e l’ing. Carmine Bozzi.
Tranne che per il primo di costoro il quale si è trattenuto sulla questione involgente l’infortunio sul lavoro subito nel febbraio 2008 dal dipendente Lupo Vincenzo, per gli altri due testi il tema dell’esame si è concentrato sul se fosse consentito esercitare l’attività commerciale in mancanza del sopralluogo dei VV.FF. , preliminare alla valutazione di rilascio del certificato prevenzione incendi.
Il processo è stato infine rinviato per l’audizione dei rimanenti testi delle difese e per la discussione del P.m., della parte civile e di almeno due difensori degli imputati per il giorno 10 dicembre 2015 alle ore 12.
Intanto, i Barletta -non sanzionati per inquinamento ambientale da furani e diossine- ancora non hanno pagato un centesimo di risarcimento per i danni materiali esistenziali e alla salute patiti dalla famiglia Carpentieri Ilario a seguito dell'incendio del 23 maggio 2 0 0 9 !!!
In compenso dell'incendio il clan familistico ha incassato (come? erano assicurabili quelle strutture o ricorre la frode assicurativa mediante il reiterato falso ideologico?) un cospicuo risarcimento (INA Assicurazioni, circa 12 milioni di euro !) e sta facendo da mesi movimento terra per una nuova area di sedime sul lotto incendiato.
Per fare cosa? Un altro capannone illegale o palazzi ancora più illegali? Resta il problema di altro capannone PRIVO DI VIABILITA' URBANISTICA per accedere al quale devono VIOLARE UNA ZONA RESIDENZIALE (!) e su cui per quindici anni il Comune -impunito- e pur sostenendo falsamente in atti pubblici, che esiste una strada industriale ma fantomatica a servizio del lotto, HA FATTO TRANSITARE I TIR DI BARLETTA , rifiutando di fatto la pur richiesta ed urgente regolamentazione verticale, orizzontale e per tipologia dei mezzi consentiti, della stradina interpoderale a tutela della pubblica incolumità !!!!

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