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domenica 6 marzo 2016

Il Comune autorizza Barletta a costruire nuovo capannone sull'area del maxi incendio del 2009 strettamente contigua a zona residenziale



IL MAXI INCENDIO DEL CAPANNONE BARLETTA DEL 2009 E LE SUE NEFASTE CONSEGUENZE NON BASTANO A FARE RAVVEDERE IL RESPONSABILE APICALE DELL'U.T.C. DI SAN GIORGIO DEL SANNIO E L'AMMINISTRAZIONE COMUNALE.
RILASCIATO PERMESSO A COSTRUIRE AI BARLETTA PER NUOVO CAPANNONESUL SITO INCENDIATO CONTIGUO A ZONA RESIDENZIALE SATURA (B1 SATURA)!!! PER SCELTE URBANISTICHE SCELLERATE.

In data 03/03/2016 Mario Fusco (dirigente e responsabile apicale dell'Ufficio Tecnico) e il Comune di San Giorgio del Sannio (BN) hanno deciso la destinazione urbanistica dell'area incendiata accontentando l'imprenditore Barletta condannato in primo grado proprio a seguito dell'incendio del capannone nel 2009.
La cittadinanza non ha fatto in tempo a leggere la notizia della condanna che arriva un'altra pesante quanto un macigno: sarebbe questa la destinazione urbanistica che il Comune intende dare all'area incendiata ed inquinata ?
Con ciò il Comune disattende vistosamente le necessità di sicurezza, di misure a tutela della salute , dell'ambiente e della pubblica e privata incolumità, nonché l'esigenza di destinare il lotto incendiato ad area verde (magari una villa privata con attività di ristoro e ricreazione aperta al pubblico) così comepiù volte richiesto pubblicamente, a mezzo stampa dal comitato civico sangiorgese “Cittadini per la Trasparenza e la Democrazia”.
Fusco ieri (http://www.halleyweb.com/c062058/mc/mc_gridev_dettaglio.php?x=4312284abdc9f9c0d4d45fa9f363ac7c&id_pubbl=8821&interno=0#) ha rilasciato alla famosa e/o famigerata Luigi Barletta s.n.c. il permesso a costruire n.3/2016 per un nuovo capannone sul sito incendiato, prescrivendo una distanza minima dalle proprietà confinanti di appena cinque metri, facendo finta di ignorare che, per scelte urbanistiche scellerate dello stesso Ente, la zona D3 è strettamente contigua ad una zona B1 satura cioè una ZonaResidenziale Satura, regolarmente abitata e vissuta dale famiglie residenti da tempo immemore, comunque antecedente l'approvazione del p.i.p. e del successivo P.U.C.(...salvo far scomparire sulla rappresentazione grafica della lottizzazione p.i.p. proprio alcune abitazioni presenti e fare apparire inedificati altri lotti...invece già edificati !).
La distanza irrisoria prescritta dal Fusco fa finta di ignorare quanto accaduto nel 2009(il maxi incendio del 2009 del capannone Barletta, l'invasione dalle fiamme altissime della strada unica via di ingresso e di scampo della famiglia Carpentieri Ilario), le problematiche di sicurezza ed incolumità avutesi in passato ed ignora finanche la presenza di una stradina vicinale o interpoderale che dir si voglia, che il Comune si è rifiutato di classificare e regolamentare come vicinale ad uso pubblico (“non vi è interesse” , così -sic!- il sindaco p.t. Nardone a mezzo stampa!) per la quale col permesso di costruire con leggerezza e superficialità estreme rilasciato, si violano le maggiori distanze previste dal Codice della Strada da applicare per espressa volontà legislativa a tutte le strade.
Infine c'è da chiedersi: quale impresa si insedierà nel capannone e per svolgere che tipo di attività  ?
Una grande e fortemente impattante e incompatibile attività di cash & curry o commercio magari all'ingrosso con connesso transito di autoarticolati e Tir com'è avvenuto nel passato recente con le conseguenze di pericolosità ed invivibilità che ben conosciamo o una piccola attività commerciale con mezzi adeguati allo stato dei luoghi e alle dimensioni stesse della stradina privata?
Non v'è dubbio che per la prima occorre una V.I.A. cioè una preventiva Valutazione di Impatto Ambientale !
Ma, date le infinite inadempienze dell'Ente molto spesso ostico a sanzionare il privato Barletta (vedasi omesso ordine di demolizione del manufatto abusivo di altro capannone fatto passare per una pensilina (sic!) , per cui il comitato civico sangiorgese ha sporto regolare denuncia, poi archiviata inaspettatamente dal P.M. Antonio Clemente…) ed ostico a mettere in atto la puntuale ed imparziale osservanza della legge (nessun ordine di demolizione ha emesso Fusco per l'abusivo e non conforme manufatto !, a differenza di quanto praticano amministrazioni di altri enti comunali della provincia) , non tranquillizza affatto leggere nel Permesso di Costruire che il capannone sarà destinato a “DEPOSITO”.
Chiediamo: è un altro modo per dire che ci sarà in ingresso e in uscita dal sito una continua movimentazione merci?
E con quali VEICOLI? Cosa cambia rispetto al recente passato? Nulla !
Ma soprattutto, dove avverrà il transito veicolare?

Come si fa ad autorizzare de plano ed in assenza dei necessari presupposti la costruzione di un altro capannone senza aver prima realizzato la strada industriale a servizio del lotto D3 prevista dal PUC ma ancora inesistente malgrado Fusco con palese e reiteratofalso in atti pubblici ed impunemente sinora, sostenga il contrario (vedasi: https://www.scribd.com/doc/230539322/Sig-Fusco-dov-e-la-strada-a-servizio-PIP-a-Cesine-di-San-Giorgio-del-Sannio) ?

Ancora.  Come si fa ad autorizzare la costruzione di un altro capannone senza aver prima verificato la messa in atto dellapreventiva bonifica del sito incendiato da parte del responsabile dell'inquinamento Barletta, così come prescritto dall'ARPAC ?

Attendiamo con ferma determinazione risposte da parte dell'amministrazione, da parte dell'ARPAC (che non può più -allo stato- avanzare presunti segreti istruttori...quali?) e contestuale interesse ed approfondimenti da parte della stampa locale e nazionale.

Ma, in primis, vistane la palese illegittimità ed incongruità nonchèl'assenza dei presupposti minimi infratrutturali, chiediamo all'Ente comunale la revoca in via di autotutela del permesso di costruire n.3/20016.

Casa e baraccopoli abusiva











Nella foto sotto, altra baraccopoli dei Barletta estremamente internata nella zona residenziale, priva di viabilità e lontana dalla strada Cesine. Sulla destra, notasi Capannone abusivo fatto passare in atti pubblici e catastali per ...pensilina, con il favoreggiamento compiacente e colluso dell'Ufficio Tecnico di San Giorgio del Sannio.
Si legga anche:

IL COMUNE QUALE DESTINAZIONE INTENDE DARE ALL'AREA INCENDIATA DEL CLAN FAMILISTICO BARLETTA ?


Da Agorà News on line:

Comitato Cittadini per la Trasparenza e la Democrazia
La coordinatrice e portavoce Rosanna Carpentieri

lunedì 8 giugno 2015

Nota del comitato sangiorgese Cittadini per la Trasparenza e la Democrazia sulle elezioni regionali in Campania

Piuttosto che fare eleggere un impresentabile come De Luca che nella sua arroganza pare reclamare quasi una medaglia al valore, gli idioti cittadini campani, sempre più incapaci di ribellarsi malgrado ciò che subiscono e sempre più mentalmente schiavi, non avrebbero potuto praticare l'astensionismo attivo, motivato e ribelle ?
Avrebbero potuto, come me, rifiutare la scheda elettorale depositando una dichiarazione di rifiuto della stessa, che è anche una chiara denuncia della dittatura economica in corso e della falsità farsesca dei processi elettorali attuali.
La dichiarazione serve, oltre che per la diffusione della consapevolezza "dal basso", anche per segnalare una notizia di reato, che il Presidente del seggio avrà il dovere di trasmettere alla Polizia, che la dovrà portare a conoscenza delle Procure della Repubblica.
Che almeno sappiano che sempre più persone sanno e denunciano il mega-broglio elettorale che va avanti per legge da oltre 20 anni e che la devastazione a cui assistiamo è un loro intenzionale prodotto criminale.
Nulla di tutto questo a San Giorgio del Sannio, comune gretto, degradato e sottosviluppato della provincia, dove fa specie e si assiste con sbigottimento senza pari al fatto che "alcuni" arcinoti per vita, morte e miracoli -rappresentativi solo di se stessi, del loro essere vegliardi o stupidi saltimbanchi assetati di potere, sfruttino la vittoria di De Luca per sancire la sconfitta del sindaco Ricci, nonchè attuale presidente della Provincia, prima sostenuto e osannato proprio da chi ora auspica -udite, udite- un comitato di liberazione da...Ricci !
Evidentemente per costoro la politica è una professione e basta e la coscienza civica qualcosa da manipolare a proprio piacimento.
Ma abbiamo veri cittadini a San Giorgio (e in Campania) o solo servi sciocchi?
La  colpa di Ricci? Secondo i sedicenti liberatori in vista delle amministrative del 2016, avere sostenuto il consigliere regionale Mortaruolo, anzichè... De Luca.
Siamo al delirio incurabile o al colpo di calore estivo se in una intervista rilasciata a Ottochannel, Mario Pepe ha  lanciato un messaggio di dubbia sanità mentale, in cui avrebbe fatto intendere che non sarà Mino Mortaruolo il punto di rifermento alla Regione Campania della futura lista civica sangiorgese, ma bensì direttamente Vincenzo De Luca.
Come comitato civico da sempre ipercritico avverso l'amministrazione Ricci, rifiutiamo categoricamente l'attuale manovra dei sedicenti liberatori di questo squallido e dormiente paese pronto a passare dalle padelle alle braci ardenti.
Comunque, era questa la dichiarazione di rifiuto della scheda elettorale da presentare! Ed è questo
il modello di dichiarazione di rifiuto della scheda elettorale che proponiamo.
Che i cittadini, liberi e pensanti, ammesso che esistano, ne tengano conto per le prossime amministrative a Benevento e a San Giorgio e le politiche.
La coordinatrice del comitato Rosanna Carpentieri

Informazione sulla informazione locale:
L'Informatore Sannita

giovedì 9 ottobre 2014

Un'amministrazione che sacrifica ambiente, diritti e salute...in nome del cemento. Mobilitiamoci !

All'amministrazione di San Giorgio del Sannio possiamo muovere le stesse critiche da indirizzare al governo Renzi e al decreto cd. "sblocca Italia", fateci caso. 
Un doppio salto mortale all'indietro in cui in nome del cemento si può violare la legge e persino, calpestare DIRITTI.
I falsi ideologici in atti pubblici, le manipolazioni del PUC, lo stravolgimento delle destinazioni urbanistiche, l'aggressione e/o la mancata tutela della salute sono quasi nulla rispetto a ciò...
 

Allora, perchè non facciamo nulla?
 

Non a caso Giuseppe Dossetti avrebbe voluto che nella Costituzione ci fosse questo articolo: “La resistenza individuale e collettiva agli atti dei poteri pubblici che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla presente Costituzione è diritto e dovere di ogni cittadino”. 

Si legga in proposito:

https://www.scribd.com/doc/242478729/Rottama-Italia-ecco-perche-il-cd-decreto-Sblocca-Italia-e-una-minaccia-per-la-democrazia-ed-il-futuro


IL COMUNE QUALE DESTINAZIONE INTENDE DARE ALL'AREA INCENDIATA DEL CLAN FAMILISTICO BARLETTA ?

Ma le bonifiche da diossine ed altri inquinanti prescritte dall'Arpac all'azienda New Distribution responsabile dell'inquinamento,  nel secondo Tavolo interistituzionale di ottobre 2009 sono state fatte?

Possiamo smentire ogni "carta fasulla" dovesse risultare a riguardo, con la compliità di chi ha obblighi di controllo e di esecuzione in danno : 

la ditta Barletta non ha fatto NULLA !





 N.B. Il capannone Barletta incendiatosi per cause sconosciute il 23 maggio 2009 era stato edificato contra legem e senza alcuna infrastruttura viaria e fognaria,  in una zona residenziale satura.

martedì 7 ottobre 2014

Dalla Svizzera una lettera aperta al ballerino saltimbanco Mario Pepe, defenestrato dal piddì : "Tu a chi appartieni?"


































"Pepe Rebus", immagine tratta dall'album su facebook: Le vergogne e le illegalità di San Giorgio del Sannio (BN)

Da dem24 del 02 ottobre 2014

Gennaro De Duonni ha lasciato San Giorgio Del Sannio 54 anni fa. Si unì a quelli che pensarono di trovare in Svizzera la terra promessa’, che peraltro, De Duonni trovò pure.
 A 75 anni si definisce un “diversamente giovane”; ha due figlie, di cui un italiano emigrato può andar fiero, perché una fa il medico, mentre l’altra è proprietaria di un albergo a Lugano.
Ma Gennaro non è stato soltanto un instancabile lavoratore italiano, tutto fabbrica, famiglia e risparmi, ma è riuscito a coltivare, nella neutrale Svizzera, la sua passione politica: è stato un dirigente importante del Pci, componente addirittura del Comitato centrale. Dava del tu a Pajetta (“Con lui ho avuto confronti aspri”) e conosceva anche Berlinguer. 
A San Giorgio Del Sannio, era l’avversario riconosciuto di un giovanissimo dirigente della Dci, Mario Pepe.  
Gennaro ha sempre seguito le cronache politiche del suo paese, con un’attenzione particolare alle evoluzioni e alle parabole di Pepe.
Ed è rimasto colpito dall’epilogo della carriera politica del suo illustre concittadino. Così dopo aver letto gli articoli di dem24.it sull’ex deputato del Pd finito a tifare, nelle ultime tornate elettorali compresa quella in corso per le Provinciali, per il centrodestra ha deciso di far recapitare a Mario Pepe – per il tramite di dem24 – una lettera aperta: 
“Egregio Mario Pepe
questa è la seconda lettera aperta che ti scrivo per riaffermare con più forza l’indignazione e lo sgomento per il tuo modo di fare il ballerino. 
Ma alla nostra età è più dignitoso starsene seduti; ci sono momenti della vita in cui fare uso della saggezza maturata con il vissuto è il modo di andarcene da questo mondo con dignità. 
Certo che pretendere dignità da chi ha tradito me e la buona fede di migliaia di persone è pretendere troppo, ma voglio pensare che almeno dai tuoi figli vorresti essere guardato come un padre lineare e coerente con dei principi che nel Pd sono solidarietà e abnegazione nei confronti dei più deboli.
Non voglio convincerti del mio credo, che l’eternità è il tempo in cui i nostri figli ci ricorderanno per l’esempio e la coerenza, non certo per i tradimenti e gli abusi.
Voglio ricordare una frase che mi disse Pajetta: “Ai figli non bisogna lasciare ricchezze, ma istruzione e dignità di vita”.
Sono stato molto attivo in politica e so che per emergere bisogna sacrificarsi molto, perché vuoi buttare alle ortiche tanti sacrifici?
Redimersi è possibile, basta umilmente riconoscere che il nostro tempo è passato, che il vero potere è quello che si dà senza chiedere. Lo diceva con più belle parole Einstein che a chi gli chiedeva la nazionalità rispondeva ‘appartengo alla razza umana’. 
Tu a chi appartieni?
I tradimenti escludono e non includono, non farti espellere da questa vita per cattiva moralità. 
Gennaro De Duonni“.



E forse, porta pure iella... di Teresa Ferragamo

Mario Pepe, politico ormai fallito che neppure il Porcellum è riuscito a salvare, dice: “Bene la candidatura di Fausto Pepe alle Regionali” e sono subito fischi.
Poi, prende fiato per due giorni  prima di prorompere di nuovo: “Sosterrò Giorgio Nista alla presidenza della Provincia”. Molto probabilmente, l’ex deputato non si è accorto di quello che accade sotto il suo naso. E sì che lui dovrebbe sapere bene che in politica ci vuole fiuto.
La sua furia, cattiva e arruffona, è arrivata all’acme. A un tale livello parossistico da far pensare che abbia raggiunto un punto di non ritorno.
Quello che sta accadendo è che il Pd è, di fatto, l’unico partito che possa in questa provincia vantare una proposta politica alta, condivisa e trasparente. Tutto il resto o non esiste o è solo fuffa.
Questi ex onore’ dei nostri stivali ci hanno, francamente, un po’ stancati. Anche perché dopo un lungo protagonismo senza costrutto durato 40 anni, vorremmo che la provincia di Benevento potesse voltare pagina.
Ma Mario Pepe, evidentemente, si sente escluso e prova a sentirsi vivo appostando endorsement a destra come a manca, sganciando un giorno sì e l’altro pure sberle al Pd, che è stato il suo partito prima del congedo finale alle ultime Parlamentarie, quando il popolo delle primarie bocciò il suo – solitario- tentativo di ritornare in Parlamento.
Parafrasando Marx, potremmo dire che, nel suo caso, la storia si ripete sempre due volte, la prima come tragedia e la seconda pure.
Perché a Mario Pepe non ne va bene una: per esempio, quando ha lisciato il pelo all’Udc, questo è quasi scomparso dal panorama nazionale; quando ci ha provato con Monti, dalle parti di Scelta civica si è scatenato l’inferno, l’ex Professore prestato alla politica si è liquefatto e i suoi seguaci si sono dati a gambe; quando, alle scorse Europee, ha votato e invitato a votare Clemente Mastella (sic!!! n.d.r.), il leader dell’ex Udeur, per la prima volta nella sua lunga carriera politica, non è riuscito a farsi eleggere.
Se fossimo scaramantici, cominceremmo a pensare che Mario Pepe porta iella.
Nel dubbio, però, i destinatari dei suoi endorsement estivi è meglio che girino con adeguati amuleti o con le mani in tasca. Insomma, è meglio che si tengano a debita distanza se non vogliono essere stritolati dalla morsa iettatrice di Pepe.
Quello di Pepe è solo lo sfogo di uno che ha già oltrepassato le colonne d’Ercole della crisi di nervi.
Il latrato di trionfo che ha emesso, pochi giorni fa, per la candidatura di Nista alle Provinciali ha sortito il primo effetto: intorno a una tavola bandita si è consumata la rivolta silenziosa di sindaci e amministratori di centrodestra, della valle Telesina e non solo, che hanno sbattuto le porte in faccia all’ex diessino al quale, in sostanza, hanno voluto dire “non sei dei nostri e non lo sarai mai”.
Ora immaginiamo che un agosto leggero e, dunque, banale faccia venir voglia di esternare a un ex di tutto con tre pensioni da godere, ma Mario Pepe, pancia e portafogli pieni, ci faccia il piacere di tenersi lontano dall’agone politico, perché qui ci sono cose serie di cui occuparsi, lo vuole la fredda logica della realtà.
Le astiosità di un’anziana compagnia di controcanto non servono e non interessano a nessuno. Pepe è solo un brontolone vendicativo che si ribella alla legge dell’oblio e dal quale oggi persone comuni non comprerebbero neppure un’auto usata per nessun motivo.
Pepe è solo un bullo avvizzito dall’età che non si rassegna alla perdita di potere, quello che – stando ai risultati – ha per 40 anni esercitato esclusivamente per se stesso.
Un ex deputato che si comporta come un teppistello da quattro soldi non fa paura a nessuno, né tantomeno può determinare processi politici che neppure capisce. Si comporta da ultras: un frustrato che per dimostrare di esistere è costretto a urlare, l’abuso della parole come risposta alla superiorità altrui.
Ma li conosciamo quelli come lui, abituati a scondinzolare dietro il primo che gli passa davanti per tentare di ritornare dove i cittadini non lo vogliono più vedere, in politica. E’ proprio a quella cialtroneria che i sanniti hanno detto basta quando lo hanno sbattuto fuori dalla competizione elettorale.
La sua fatwa contro il Pd è solo il segno di encefalogramma ormai piatto. 
Con quell’aspetto cupo da menagramo è meglio che stia lontano dal Pd.

lunedì 1 settembre 2014

Mario Pepe, cronaca di un declino (delirio) irreversibile

Del tribuno-dittatore sangiorgese ne abbiamo piene le tasche, per non dire altro.
Incita a denunce e tesse elogi sull'autorevolezza della magistratura beneventana ma si guarda bene dallo sporgere lui stesso denuncia.

Sinora, nell'arco della sua veneranda età, non ne avrà fatto neppure una, a differenza di chi scrive...
Bella coerenza ! Ai limiti dell'inganno e perchè no , della demenza senile.
Quali saranno i reali motivi e i retroscena della rottura con altro illustre personaggio sangiorgese proprio dal Venerabile sostenuto alle scorse elezioni, ovvero l'attuale sindaco del feudo di San Giorgio del Sannio ?

Lo scopriremo...
Rosanna Carpentieri

Mario Pepe, cronaca di un declino irreversibile

di Teresa Ferragamo

mariopepe 

C‘è una cosa che è tipica di certi politici italiani: la resistenza all’oblio, quel sentimento di non rassegnazione che li assale quando le luci del proscenio stanno per spegnersi, quando la parabola della vita – anche di quella politica – va giù in picchiata. E’ come se ci fosse un diritto acquisito alla rilevanza politica, finché morte non sopraggiunga.
Così accade che Mario Pepe, ex democristiano, ex sindaco di San Giorgio Del Sannio, ex assessore regionale negli anni 90, ex deputato (per tre legislature), ex Ppi, ex Margherita, ex Pd, insomma ex tutto, viene riacciuffato, riportato a galla proprio mentre sta per affogare nel vasto mare dell’irrilevanza, ripescato perché dica la sua sulla nuova Provincia o meglio sul candidato presidente scelto – all’unanimità – dalla direzione del Partito democratico. 
Mentre non se lo fila più nessuno sul teatro politico e neppure sulla stampa locale, ecco riapparire il Venerabile che anziché rifiutare l’invito e dimostrare buon senso, lascia traboccare la lava della rabbia e della frustrazione.
Il vulcanico Mario Pepe esagera nel tentativo di travolgere Claudio Ricci, sindaco di San Giorgio Del Sannio, presidente in pectore della nuova Provincia. Che effetto fa la sua catilinaria? Onestamente? Onestamente, nessuno.
Perché? Perché dei Mario Pepe non importa più niente a nessuno. Semplicemente non fa più notizia cosa pensi dei processi politici in corso, con nuovi protagonisti che magari egli avversa, un ex tutto bocciato sonoramente alle ultime parlamentarie del Pd, quando contro tutti, in solitudine, tentò una riconferma in Parlamento. 
E quel che è peggio è che quando il verso per lui cambiò in peggio, tentò la riscossa politica aggrappandosi ad altri partiti: alle Politiche del 2013 non sostenne il Pd ma votò e invitò a votare l’Udc commissionando ai suoi pochi sodali perfino l’apertura di una sede del partito di Casini nella sua ex roccaforte, San Giorgio del Sannio.
Quando però anche da quelle parti le cose si misero male si sperticò in lodi a Monti; ma caduta in disgrazie Scelta Civica, alle ultime Europee è salito sull’ultima scialuppa di salvataggio rimasta a galla, Forza Italia.
Non proprio paradigma di buona politica, come da un ex preside di liceo ci saremmo aspettati.
Semmai un esempio di decadenza mal riuscita, una storia finita in cui si annidano i germi dell’antipolitica. 
Mario Pepe ha provato con tutte le sue residue energie a ribellarsi alla legge della democrazia, quella secondo cui prima o poi, quando il voto ti è ostile, bisogna passare il testimone.
Parlamentare non ci nasci, ci diventi grazie ai voti degli italiani e quando gli elettori non ne possono più non resta che accettare serenamente il ritorno a casa (che quasi mai è di 50 metri quadri servizi compresi). 
Dopo 50 anni trascorsi a vagare nelle stanze dei bottoni, senza che nessuno in questa provincia riesca a cogliere il segno di quel passaggio, a 73 anni suonati si potrebbe anche optare per una bella passeggiata – nipotini al seguito – lungo il sentiero del tramonto magari a godersi ( e non capita a molti) le tre ‘pensioni’ accumulate in tanti anni di vita professionale e politica. 
Quei rivoli di indignazione e collera, persino di acredine, nei confronti di un ex collega di partito e anche del Pd che pure gli ha dato migliaia di voti non si addicono a un ex parlamentare della Repubblica.
Bisognerebbe far capire a Mario Pepe – ma magari lo scoprirà da solo se ne avrà voglia – che la condizione di declino è irreversibile,  non resterebbe che dare ad essa magari un esito più conclusivo e più dignitoso.

Mario Pepe, esempio di trasformismo pataccaro

news_foto_301_mario_pepe 

Ora il tradimento è ufficiale. Da oggi Mario Pepe è ufficialmente un uomo di destra.
Insieme a dirigenti storici della destra sannita ha partecipato al summit  convocato per costruire l’alternativa a Claudio Ricci, come candidato presidente della Provincia.
Ma non deve essere stata una decisione ‘sofferta’, perché in fondo Pepe aveva da tempo manifestato la volontà di ‘ammazzare’ il Pd, sua casa politica fino alle scorse parlamentarie. L’ex deputato defenestrato dal popolo delle primarie del Partito democratico ha preso i voti del Pd, o per essere più precisi, del centrosinistra, fin quando ha potuto. Poi quando il sipario sulla sua carriera politica stava per calare – come è naturale accada a un certo punto del cammino – ha consumato il tradimento e si è consegnato alla destra pur di tentare di ritornare a galla.
Per come sono andate le cose, dovremmo arrivare a pensare che quei voti al popolo del centrosinistra, Mario Pepe, li abbia presi con la menzogna e l’imbroglio, se gli è stato tanto facile cambiar casacca solo perché la sua storia andava in un’altra direzione.
Ma la politica non è un mestiere, è passione, e i politici dovrebbero essere come lo yogurt: avere la scadenza.
Invece, Pepe è ossessionato dal potere, quello fine a se stesso, ovviamente, e cede un pugno di consiglieri comunali – tra questi il genero – al centrodestra per poter stare dentro un’elezione, quella per la nuova Provincia, che per Forza Italia e compagni è persa in partenza.
Pazienza. Anzi, meglio così. Senza di lui il Pd è più forte ma soprattutto più credibile tra la sua gente.
Tradire partito ed elettori non è una cosa bella, è roba da imbroglioni. E se fossimo in  loro non stapperemmo champagne. 
Immaginiamo come sia andata la riunione di oggi, tutti con amuleti alla mano o ben nascosti; o chi non è stato sufficientemente previdente tutto il tempo con le mani in tasca o pronto a toccar ferro.  Perché i traditori portano sfiga sempre, perché chi tradisce una volta tradirà sempre, e poi perché il loro cartello politico di destra per le Provinciali è già più di là che di qua per affari suoi.
Mario Pepe è uno avvezzo ad avvelenare i pozzi, pensa di essere il più furbo di tutti. La verità è che non ha ne mai azzeccata una (è arrivato perfino a sostenere Monti e poi Casini e ancora Mastella a distanza di sei mesi l’uno dall’altro).  
Meno male che non sono imminenti le urne, quelle vere, altrimenti la verità verrebbe a galla e gli elettori emetterebbero fulmini e saette. Che senso ha tirarsi dentro la barca già di per sé precaria un bollito come lui, in libera uscita, per imbastire un’operazione con poche chance di successo? Il sospetto è che venga utilizzato come l’ennesimo utile idiota (utile?) funzionale a un disegno anti-Pd.
Da Giuda in poi tradire il padre non ha mai portato bene. 
Pepe – lo sappiano i suoi nuovi amici – è solo animato da sete di potere; ogni sua azione è mossa da rancore e da narcisismo personale, da delirio di onnipotenza, da attaccamento alla poltrona qualunque questa possa essere
Nessuno sano di mente affiderebbe ideali, libertà e vite a uno capace di vendersi per briciole, che, per giunta, finiranno prestissimo.
L’antipolitica e il grillismo si nutrono proprio di questi cattivi esempi di trasformismo politico. In nome dell’occupazione ossessiva del potere  dimostra un’agibilità inattesa per l’età. Perfino Tarzan sarebbe invidioso di lui, i partiti di destra – una volta questo, un’altra quello – sono liane su cui aggrapparsi nella speranza di evitare il fatale tonfo.
Mario Pepe si è auto-eletto a simbolo della peggiore politica decadente, quella che tiene lontani i giovani dalle urne. Specializzato in salto della quaglia, campione di trasformismo, anche questa volta il suo tentativo di riemergere dalle ceneri sarà un flop.
Questo tradimento sarà l’ultima patacca che si porterà nella tomba. 
01 settembre 2014           Teresa Ferragamo

 



 

 

Tra comunismo nazionale e locale, aprite gli occhi ! Segnalazione editoriale-invito alla lettura alla Redazione di Agorà di Mario Pepe e al Sindaco Claudio Ricci

Negli ultimi ... 20 anni... la "sinistra" in Italia ha avuto un ruolo FONDAMENTALE ovvero quello di fare passare riforme inaccettabili che se fossero state portate avanti dalle destre avrebbero causato rivolte popolari .... Purtroppo ancora in molti, troppi continuano a non vedere come stanno le cose e a farsi infinocchiare dal leader della "sinistra" di turno....
Pochi giorni fa questo Comitato civico coordinato da Rosanna Carpentieri ha indirizzato una segnalazione editoriale provocatoria al sindaco piddino di San Giorgio del Sannio (BN) e al direttore del giornale locale Agorà che ha come Direttore l'ex parlamentare democristiano poi passato al PD, Mario Pepe che ora si riconosce nella veste di tribuno e pontefice contro la stessa giunta in carica che egli stesso propinò e sostenne qualche anno fa, ingannando tout court i sangiorgesi.
L'inganno purtroppo è connaturale alla sinistra italiana e al comunismo ed è questione semplice e complessa che va assolutamente capita e assunta come punto fermo.
La conseguenza sarebbe che è del tutto fuori posto e non consente di avanzare di un solo passo il mero "stupore degli italidioti" se un certo Renzie è peggio di Berlusconi nella privatizzazione dei beni pubblici, se un sindaco ha completamente privatizzato e soggiogato ad interessi privatistici-speculativi la politica e il mandato istituzionale, se il più illustre e longevo Comunista italiano,  Re Giorgio Napolitano -per la seconda volta consecutiva Presidente della ex Repubblica italiana- ha scritto nel lontano 1977 (molto prima dunque del 1992...) quello che poi sarebbe divenuto il diktat ossessivo e antidemocratico  della Troika e del governo sovranazionale europeo, contrario quest'ultimo alla nostra Costituzione ed in mano a lobbies e banksters, con prostituzione adorante a David (Rockfeller...) e al F.M.I. (!!!)

Aprite gli occhi !

Di seguito trascriviamo la lettera inviata al Sindaco Claudio Ricci e all'ex Onorevole Mario Pepe.
Nessun riscontro. A conferma della loro monocorde e sclerotica  miopia e refrattarietà alla verità dei fatti e al discorso serio.

Incidenter tantum,ma ha senso che un più volte ex sindaco sangiorgese e inconcusso burattinaio più o meno occulto della vita politico-amministrativa sangiorgese, lanci oggi una raccolta firme per "chiedere un parco-giochi su Viale Spinelli, valore stimato 4-6000 euro" ?  

Non saranno il narcisismo e le percezioni senili a distorcere la verità della storia e dei fatti.

AGLI ORGANI DI INFORMAZIONE-COMUNICATO STAMPA


Spett.le Redazione di Agora,

il nostro motto è: DOCUMENTI MOLTI,  "CHIACCHIERE" POCHISSIME ...........

BASTA LEGGERE PER CAPIRE MOLTE COSE !

E' uscito edito da Editori Riuniti l'ultima fatica, stavolta editoriale, del vostro Presidente della Repubblica Giorgio NAPOLITANO dal titolo: "PROPOSTA DI PROGETTO A MEDIO TERMINE".

Invitiamo la Redazione di Agorà e i suoi lettori a comprarlo e leggerlo (sarebbe ora...!).

Questo è il vero comunismo italiano !

Quello che, tra le altre cose,  rappresenta una svolta di primo ordine: la rottura del silenzio complice da parte de Il Comunista Italiano ultranovantenne.

http://www.ebay.it/itm/PROPOSTA-DI-PROGETTO-A-MEDIO-TERMINE-PCI-Comunismo-Politica-1977-Comitato-Storia-/300794994236

Passate parola anche all'esimio Direttore ex onorevole DC-PD Mario Pepe e al Sindaco Claudio Ricci di San Giorgio del Sannio (BN).

Affinchè...come dice -  in prima e in quarta di copertina - Re Giorgio Napolitano, sia suscitato "il più ampio e serrato dibattito tra le forze politiche e sociali "... (sarebbe ora...!).

Segnaliamo a pag. 122 l'immancabile (?) "inchino devoto" al F.M.I.

Grazie per la publicazione.

Saluti.




Rosanna Carpentieri
Coordinatrice del Comitato Cittadini per la Trasparenza e la Democrazia


(di fatto, equivalente al "chiasso complice"...).


RENZI PEGGIO DI BERLUSCONI: BENI COMUNI QUOTATI IN BORSA
Renzi peggio di Berlusconi. Se quest’ultimo, non più tardi di due mesi dalla straordinaria vittoria referendaria sull’acqua del giugno 2011, aveva provato rimettere in campo l’obbligatorietà della privatizzazione dei servizi pubblici locali (bocciata l’anno successivo dalla Corte Costituzionale), Renzi con il “pacchetto 12” contenuto nello “Sblocca Italia” fa molto di più.
Questa volta non si parla “solo” di privatizzazione, bensì di obbligo alla quotazione in Borsa: entro un anno dall’entrata in vigore della legge, gli enti locali che gestiscono il trasporto pubblico locale o il servizio rifiuti dovranno collocare in Borsa o direttamente il 60%, oppure una quota ridotta, a patto che privatizzino la parte eccedente fino alla cessione del 49,9%.
Se non accetteranno il diktat, entro un anno dovranno mettere a gara la gestione dei servizi; se soccomberanno otterranno un prolungamento della concessione di ben 22 anni e 6 mesi!
Come già Berlusconi, anche Renzi si mette la foglia di fico di non nominare l’acqua fra i servizi da consegnare ai capitali finanziari; ma, a parte il fatto che il referendum non riguardava solo l’acqua, bensì tutti i servizi pubblici locali, è evidente l’effetto domino del provvedimento, sia sulle società multiutility che già oggi gestiscono più servizi (acqua compresa), sia su tutti gli enti locali che verrebbero inevitabilmente spinti a privatizzare tutto, anche per poter usufruire delle somme derivanti dalla cessione di quote, che il Governo pensa bene di sottrarre alle tenaglie del patto di stabilità.
Nel pieno della crisi sistemica, ecco dunque il cambio di verso dello scattante premier: non più l’obsoleta privatizzazione dei servizi pubblici locali, bensì la loro diretta consegna agli interessi dei grandi capitali finanziari, che da tempo attendono di poter avviare un nuovo ciclo di accumulazione, attraverso “mercati” redditizi e sicuri (si può vivere senza beni essenziali?) e gestiti in condizione di monopolio assoluto (per un solo territorio vi è un solo acquedotto, un solo servizio rifiuti).
Da queste norme, traspare in tutta evidenza l’idea non tanto dell’eliminazione del “pubblico” –quello è bene che rimanga, altrimenti chi potrebbe organizzare il controllo sociale autoritario delle comunità?- bensì della sua trasformazione da erogatore di servizi e garante di diritti, con un’eminente funzione pubblica e sociale, in veicolo per l’espansione della sfera d’influenza degli interessi finanziari sulla società.
Naturalmente, è ancora una volta la Cassa Depositi e Prestiti ad essere utilizzata per questo enorme disegno di espropriazione dei beni comuni: come già per la dismissione del patrimonio pubblico degli enti locali, è già allo studio un apposito fondo per finanziare anche la privatizzazione dei servizi pubblici locali.
Emerge, oggi più che mai, la necessità di una nuova, ampia e inclusiva mobilitazione sociale, che deve assumere la riappropriazione della funzione pubblica e sociale dell’ente locale come obiettivo di tutti i movimenti in lotta per l’acqua e i beni comuni, e di una nuova finanza pubblica e sociale, a partire dalla socializzazione di Cassa Depositi e Prestiti.
E, poiché il disegno di espropriazione dei servizi pubblici locali viene portato avanti con il pieno consenso dell'Anci, espresso a più riprese dal suo Presidente Piero Fassino, una domanda sorge spontanea: non è il momento per i molti Sindaci che ancora non hanno abdicato al proprio ruolo di primi garanti della democrazia di prossimità per le comunità locali, di iniziare a ragionare su un'aggregazione alternativa degli enti locali, fuori e contro un Anci al servizio dei poteri forti?

Leggete anche: http://sangiorgiodelsannio.blogspot.it/2014/06/emancipazione-dei-cittadini-sangiorgesi.html


mercoledì 18 giugno 2014

Emancipazione dei cittadini sangiorgesi e Sindaco Sovrano

Leggetevi il Manifesto del sindaco sovrano, avrete chiarissima l'inadeguatezza del nostro sindaco nell'amministrare il contingente e la sua sbalorditiva , godereccia e pericolosa miopia...Svegliatevi! Sarebbe ora concittadini ! E scrivete , e interloquite anche col vostro "tribuno della plebe" Mario Pepe, fatevi sentire, diteglielo che non abbiamo bisogno di lui che ormai è poco più di un pezzo di antiquariato ma, soprattutto, il responsabile maggiore dell'attuale degrado !
Dopo avere sostenuto la giunta Ricci, come quella Nardone, dopo essere stato per mezzo secolo il burattinaio della vita politico-amministrativa sangiorgese, ora invoca a suon di manifesti  la via giudiziaria ostentando a destra e manca l'autorevolezza della magistratura beneventana.
Ma quante denunce ha sinora avuto il coraggio di presentare e sporgere ?
Allora, chi deve prendere l'iniziativa?
Diffidate da chi oltre al bla bla bla supponente non offre l'umiltà e la coerenza dell'esempio.
Emancipatevi.


SINDACO SOVRANO e LIBERAZIONE 

L’Italia ha circa 8.100 Comuni, vera ricchezza di un Paese in cui le diversità sono patrimonio: un esercito di Sindaci a difesa della Casa Comune, l’ultimo baluardo delle istituzioni sul territorio, il primo riferimento per una liberazione-obiezione di coscienza.
Diventa urgente così che la figura del Sindaco debba essere intesa come quella di un Sindaco Sovrano.

MANIFESTO DEL SINDACO SOVRANO

1) Il Sindaco Sovrano opera per il Bene Comune, per il proprio territorio e per la propria cittadinanza, avendo come dovere istituzionale e civile quello di tutelare la dignità ed il benessere delle persone e delle famiglie residenti
2) Il Sindaco Sovrano assume, fermo restando la Costituzione Italiana e la Carta dei Diritti dell’Uomo, come riferimento ideale, etico e morale i seguenti punti insopprimibili: la Sacralità della Vita; la Centralità dell’Uomo; la Supremazia del Diritto naturale su Economia e Finanza; la Moneta come mera Misura del Valore
3) Il Sindaco Sovrano lavora, secondo legge e secondo coscienza, nel rispetto del punto 1, anche quando una legge nazionale o sovranazionale ne contrasti il contenuto e non dovesse permettere la salvaguardia del Bene Comune
4) In tutti i casi in cui si accerti che la dignità della persona e della famiglia venisse messa in discussione, il Sindaco Sovrano interviene per il ripristino di tale dignità e per l’applicazione di interventi di solidarietà adeguati, con tutti i mezzi e le azioni necessarie
5) In tutti i casi in cui si accerti che la sicurezza del proprio territorio (condizione di dissesto geologico, finanziario, ambientale, …) venisse messa in pericolo, il Sindaco Sovrano interviene in tutte le sedi opportune, ma innanzitutto con le leve a disposizione della Casa Comunale, per liberare, ovvero per reperire, le risorse sufficienti al ripristino della sicurezza necessaria
6) Il Sindaco Sovrano lavora per un progetto territoriale in cui cittadini, imprese, enti e casa comunale diventino a tutti gli effetti gli attori primi ed i referenti primi ed ultimi di un sistema virtuoso di produzione-consumo-sviluppo del territorio, che si vincoli a far rimanere nel proprio Comune, e nei Comuni con i quali si sia stabilito una cooperazione siffatta, la ricchezza ed il valore del proprio lavoro. A tal fine adotterà le soluzioni monetarie ed economiche a sostegno di tale progetto e prospettiva
7) Il Sindaco Sovrano adotta un sistema monetario-finanziario che istituisca associazione con i protagonisti territoriali (vedi punto 6) perché la Casa Comune diventi motore moltiplicativo di ricchezza, sviluppo, sostenibilità, solidarietà per il Bene Comune del proprio Territorio
8) Il Sindaco Sovrano adotta, in tutti i casi necessari alla tutela ed al rispetto dei punti precedenti, la disobbedienza, ovvero la Politica come Obiezione di Coscienza quale modello culturale, etico, politico di riferimento
9) Il Sindaco Sovrano, consapevole dei diritti e dei doveri inerenti alla sua carica di Sindaco, onora il proprio mandato per il compimento dei punti sopra esposti e dei punti di programma per i quali i cittadini gli hanno riconosciuto merito di governo; per il raggiungimento di entrambi è pronto ad esercitare Obiezione di Coscienza in tutti i casi in cui si rendesse necessario
10) Il Sindaco Sovrano opera al servizio della cittadinanza intera, e di ogni singolo cittadino, aldilà del voto espresso, dell’appartenenza politica, dell’ideologia, dell’estrazione sociale, della razza, della religione, nella consapevolezza che ogni cittadino, come sopra, ha il preciso dovere di lavorare ed operare per il Bene Comune e per il proprio Territorio, in sintonia con il proprio bene ed interesse


Per il Comitato Italiano Popolo Sovrano

Luigi De Giacomo e Rosanna Carpentieri

giovedì 29 maggio 2014

I parvenu della cultura giuridico-economica:perchè si sono "svegliati" solo dopo il 2010, quando i cittadini comuni ormai avevano capito da soli, e nel frattempo hanno ampiamente collaborato con quel sistema ?


Ho avuto la fortuna o forse la sfortuna, occupandomi da 15 anni di diritti umani, di avere a che fare con le istituzioni, i centri studio, le organizzazioni e le università, italiane e straniere, che lavorano su temi giuridici ed economici sin dai 24 anni.
Io sono una che, come si suol dire, ha combattuto il sistema "dal suo interno".
Sono ormai circa 6 anni che seguo le realtà no euro ed inizialmente ero entusiasta del fatto che comuni cittadini, con professionalità che nulla hanno a che fare con le materie giuridico-economiche, si applicassero nello studio e diffondessero dal basso questo sapere.
Dopo 6 anni, però, il risultato è il seguente: nessuna di queste realtà ha prodotto una risposta OPERATIVA ad una crisi drammatica che richiede di attivarsi concretamente con urgenza. 
Questi cittadini, che mai avevano fatto uno studio o una pubblicazione, né mai avevano parlato con professori universitari o politici, né tantomeno partecipato o relazionato ad un convegno, si sono narcisisticamente lasciati ammaliare dall'illusione che il semplice studiare e divulgare sia atto rivoluzionario, in una situazione di drammatica assenza di democrazia e conseguente rapida distruzione della nostra economia, come quella che viviamo.
E da anni si limitano a fare solo questo, con l'aggravante che adesso pendono dalle labbra, di potenti professori universitari che per 20 anni hanno partecipato ricevendone in cambio laute ricompense ed onori della nostra distruzione ed ora sono stati chiaramente inviati per mettersi a capo di questo dissenso e lasciarlo languire nell'inattività dei blablabla e di pubblicazioni che …vi pare che si aspettava gente che manco ha una laurea o esperienza professionale per dire certe cose? 
C'era già chi lo faceva dall'interno, ma veniva boicottato, ora ci volete provare voi? :-D
Per fare qualche nome, senza timore, perché mi dovrebbero spiegare come mai, dall'alto delle loro sopraffine conoscenze tecniche specialistiche si siano "svegliati" solo dopo il 2010, quando i cittadini comuni ormai avevano capito da soli, e nel frattempo abbiano ampiamente collaborato con quel sistema. 
E perché si limitino a vendere libri ed a farsi pagare per intervenire ai convegni, invece di lottare, come i doveri civici richiederebbero: Maria Rinaldi, Barra Caracciolo, Borghi, ma anche il simpatico Galloni ed il giovane Holden, Diego Fusaro, così coraggioso a parole, ma del tutto passivo nei fatti. Anzi quando parli loro della denuncia Libra, ve lo dico con chiarezza, sfuggono impauriti, forse perché mandati a posta per evitare proprio questo unico strumento davvero efficace, su cui già Barnard e 5 Stelle hanno cercato di depistare i cittadini, tramite la promozione della denuncia di Paola Musu, che sembra, ad un occhio un po' più tecnico, fatta a posta per essere archiviata (con tutti quegli allegati legislativi INUTILI, come se i giudici non disponessero dei Trattati e delle norme richiamate, è solo uno dei mille esempi del perché sorge tale legittimo sospetto, ma per chiunque voglia ulteriori dettagli, basta chiedere).
Voglio ricordare a questi prof ed ai loro seguaci, parvenu del sapere tecnico, che sapere e diffondere la conoscenza NON LI ESIME DAI DOVERI DI TUTTI I CITTADINI, come quello, sanzionato dal codice penale, di denunciare i delitti di cui fanno un gran parlare (art. 364 cp). 
Facile lanciare accuse a parole e poi mandare "alla guerra" gli altri, il Popolo "ignorante", come dicono … ma vi rendete conto di quanto siete codardi ed irresponsabili?
La risposta INGENUA, spero, dei loro ammiratori è che, magari, questi prof e ricchi consulenti pubblici combattevano il sistema "dall'interno".
Bene, dato che ho esperienza sulla mia pelle di cosa significhi davvero combattere dall'interno, vi rivelo che, mentre i suddetti ricoprivano  ricche e prestigiose cariche, c'erano persone che davvero combattevano e che per questo non hanno mai avuto i loro oggettivi successi, anzi vengono "perseguitati" nel loro lavoro. Ricercatori o assistenti che non diventeranno mai Professori, consulenti che vengono fatti fuori dopo qualche mese, persone ostracizzate per sempre dai posti di rilievo.
Io, per combattere il sistema dall'interno nel mio piccolo, ho cambiato lavoro circa ogni uno-due anni: il tempo per entrare, imparare il lavoro, capire le magagne, combatterle e, o essere sbattuto fuori con pretesti, o andartene tu, perché se resti dopo che hai capito come vanno le cose ed aver tentato inutilmente di cambiarle, sei COMPLICE.
La cosa non è stata facile, ha richiesto d'ingoiare ingiustizie, umiliazioni, la fatica di rimettersi a cercare lavoro, di lasciarne uno senza averne un altro, ma se stai lì per cambiare una goccia mentre l'oceano sta letteralmente annientando i diritti fondamentali, non venirmela a raccontare, stai solo pensando a salvarti il posto di lavoro.
Dopo 6 anni, cari colleghi di studio MMT, cari anti-euro, siete caduti nel cul de sac in cui volevano mettervi, non siete riusciti ad organizzare una realtà unitaria anti-euro, col risultato che chi ha queste conoscenze oggi o non vota, o vota partiti creati ad hoc dal sistema per ingabbiare il dissenso anti-europeista. 
Allora ditemi a cosa serve tutta questa conoscenza? Forse a sentirvi più fighi? Dato che magari nel vostro lavoro non ci siete riusciti?
Ma la cosa più grave che dovrà pesarvi per sempre sulla coscienza è che non vi siete uniti a quel Popolo che dite di voler salvare, anzi con la spocchia tipica dei peggiori finti intellettuali, avete motivato la cosa dicendo che è un "popolo ignorante". E neanche vi viene in mente che la funzione dell'intellettuale è proprio di stare accanto al Popolo, quando finalmente si ribella, affinché quella ribellione abbia un esito positivo, non manipolato e quanto più efficace possibile. Quel Popolo, ve lo dico perché io invece mi sono schierata con loro, non aspetta altro che dei tecnici ed intellettuali in buona fede, che spieghino la verità e che li aiutino. Magari all'inizio c'è un po' di resistenza, ma una volta che ti sei messo umilmente, come cittadino, prima come che come "colui che sa più degli altri", a combattere accanto a loro, sei uno di loro e sei riconosciuto per le tue competenze. Certo se pensavate che vi preparassero una cattedrina da cui fare i professorini,  e v'invitassero con tutti gli onori a dirigere la protesta, non avete capito che molto spesso le persone che non hanno studiato sono più intelligenti dei boriosi intellettuali. La chiave della conoscenza è l'umiltà, quindi chi pensa di sapere molto spesso è proprio colui che non sa.
Ma avete fatto anche di peggio, quando la vera denuncia  è nata: non solo non l'avete appoggiata, ma non l'avete fatto neanche quando con tale denuncia i cittadini sono riusciti ad aprire le indagini preliminari, cosa che nessuna denuncia, promossa da questo o quel personaggio famoso è mai riuscita a fare.
Molti non sapendo più come motivare questa colpevole omissione, hanno preso ad accusarmi di essere "antipatica". Specifico che ad ognuno di voi ho chiesto con tutta la gentilezza possibile di partecipare, ma che ad essere presa in giro non ci sto e certo non mi sto alle vostre false motivazioni e molto poco furbe fughe e sparizioni. La mia presunta "antipatia" è stata solo successiva e consequenziale alla vostra EVIDENTE MALA FEDE e convinzione di prendermi per i fondelli.
Ora con quello che ha tutta l'aria di essere un colpo di mano stanno cercando di chiudere le indagini, è la vostra ultima possibilità per attivarvi e SUBITO.
Sappiate che i vostri convegnucci, le vostre pubblicazioncine, fatevelo dire da chi queste cose le ha sempre fatte, sono solo il minimissimo indispensabile, nulla di veramente pericoloso per il potere, solo la base teorica da cui far partire l'azione. Mentre voi vi frusciate ai tavoli dei convegni, il sistema agisce indisturbato. Magari serviranno a gonfiare il vostro narcisismo, ma finchè non esiste una formazione politica o popolare unitaria che possa rappresentare concretamente quelle istanze e finché nessuno denuncia i crimini che voi "denunciate" solo a parole, al potere gli fate meno che il solletico. Anzi li fate proprio ridere.
E a questo punto siete altamente sospettabili di essere scesi a patti col sistema, per avere il vostro piccolo momento di notorietà. Infatti chi contro il sistema ha sempre combattuto sostiene la denuncia, o quantomeno ne diffonde la conoscenza (v. comedonchisciotte, vedi Gianni Lannes, ).
QUESTA DENUNCIA E' LA CARTINA AL TORNASOLE DEI FINTI ANTI-EURO e di chi invece tenta di fare coraggiosamente sul serio. Che sono pochi, singoli e perseguitati.
Se siete curiosi di cosa si potrebbe fare, pur  proseguendo liberamente le vostre culturali attività, contattatemi pure, ma mi viene davvero da ridere ormai a dirlo per l'ennesima volta.
Se ognuno di voi cura il proprio orticello e si fa la sua associazioncina, fate il loro gioco. Va bene il pluralismo, è un fattore positivo, ma solo se ci riprendiamo la democrazia.
Prima quindi occorre unirsi al fine di fermare chi ci sta distruggendo e ripristinare i diritti costituzionali: non si combatte una dittatura con i blablabla ed i convegni, per quanto giusti. 
Questo procedimento giudiziale, questa strategia di appoggio alla protesta popolare, che mira a fornire gli strumenti della Legge e della Comunicazione ai cittadini che si ribellano, potrebbe essere l'unica chance per farlo davvero.
In particolare serve da ora e nei prossimi mesi, fino all'udienza in cui il GIP deciderà se archiviare o far proseguire le indagini che i cittadini contrastino la manipolazione dei grandi media, con una informazione dal basso: servono avvocati e giornalisti, ma anche grafici e video-maker e cittadini che con costanza perseguano sul web e col volantinaggio tale obiettivo, affinché la magistratura senta che i cittadini controllano il suo operato. 
Se non ci riusciremo, non sarà certo una sconfitta nostra, ma di chi ci ha lasciato soli, nonostante i ripetuti appelli.
Con speranza di sbagliarmi e di scoprire la vostra buona fede.

Si legga anche: 

Se l'onestà è vostra, come mai adesso ignorate la sentenza della Corte Costituzionale ?

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